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Le "buone pratiche" in Educazione degli Adulti.
a cura di Bruno Schettini e Filippo Toriello
Premessa
Da qualche tempo il concetto di lifelong learning sembra essere diventato la chiave d'accesso alla soluzione di molteplici problematiche, da quelle occupazionali a quelle del tempo libero.della convivenza civile, ivi comprese, ovviamente, quelle relative alle politiche dell'educazione e dell'istruzione. Sempre più spesso, però, dietro tale espressione si cela la difficoltà di affrontare impegni più urgenti e complessi che richiederebbero altre risposte e, soprattutto, scelte più generali di politica continentale, nazionale e locale orientate verso concreti obiettivi di democrazia sostanziale, di distribuzione equa delle ricchezze, di sviluppo sociale diffuso, di accesso non solo formale all'esercizio della cittadinanza. Tuttavia, per quel che ci riguarda più da vicino, un dato è certo: stiamo assistendo ad una "stabilizzazione e radicazione" di una filosofia dell'educazione che rivolge la sua attenzione a tutto l'arco della vita dell'uomo e che ha come plurimi obiettivi: "lo sviluppo dell'individuo, che in tal modo può realizzare appieno il suo potenziale e condurre una vita felice e fruttuosa; lo sviluppo della società, in particolare riducendo le disparità e le disuguaglianze, sia tra gli individui che fra i gruppi; lo sviluppo dell'economia, assicurandosi che le qualifiche disponibili sul mercato del lavoro corrispondano alle esigenze delle imprese e dei datori di lavoro" . Tale strategia di apprendimento lungo tutto l'arco della vita, con questi obiettivi, consentirebbe di "superare le barriere tradizionali tra i vari settori dell'istruzione e della formazione, sia di tipo formale che informale" . Sono obiettivi futuri e concreti che vengono segnalati già dal " Memorandum sull'apprendimento lungo tutto l'arco della vita ", (altrove denominato "Memorandum sull'istruzione e la formazione permanente") da cui prende le mosse la Conferenza Unificata del 2 marzo 2000 , per prospettare la costruzione di un sistema integrato di educazione e formazione permanente nel contesto italiano. Tale Accordo, prefigurando un'EdA basata su "una strategia tendente ad assicurare la funzione 'inclusiva' del nuovo sistema", teneva presente tutte quelle "esperienze e potenzialità" derivanti dall'EdA e che bisognava "ricondurre a sistema, aumentarne la qualità con la creazione di servizi di supporto, favorire la razionalizzazione degli interventi in atto" .
A distanza di qualche anno, il sistema di EdA inaugurato e auspicato dall'Accordo Stato-Regioni del 2000 stenta, effettivamente, a realizzarsi. Eppure, questo sistema ancora tutto da costruire conosce già molte esperienze significative che possono essere, a buon ragione, definite "buone pratiche" o, secondo alcuni, solo pratiche.
Ora, il Secondo Incontro Nazionale di lavoro Le "buone pratiche" in educazione degli adulti. Dall'Accordo Stato Regioni Enti locali alle nuove prospettive di politiche dell'educazione partendo da un "segno di interpunzione" temporale, pedagogico, politico e culturale dell'EdA, qual è l'Accordo Stato-Regioni del 2000, ha inteso proporre una comune riflessione sul cammino fatto in materia di EdA, sollecitando proprio i protagonisti, vecchi e nuovi, delle pratiche di EdA. Ecco, allora, che l'Iniziativa si è spalmata su diversi territori e dimensioni: interistituzionale, l'incontro è il risultato della sinergia tra l'Insegnamento di Educazione degli Adulti della Seconda Università degli studi di Napoli, il Centro Territoriale Permanente/SMS "G. Scotti" di Ischia e il Gruppo di Lavoro per il Centro/Sud "Adultità" collegato all'omonima Rivista milanese; internazionale, la prima mattinata di lavoro ha visto la presentazione dei risultati del Progetto europeo "Un computer in piazza" (Programma Socrates. Azione Grundtvig1); interdisciplinare (la seconda parte della prima giornata di lavoro ha cercato di offrire elementi quali-quantitativi per la riflessione ; inter-attiva, la mattinata del secondo giorno di lavoro è stata dedicata alla presentazione, in plenaria, di "buone pratiche", alla riflessione intorno all'EdA e alla sua relazione con l'azione politica .
Un cammino all'insegna della continuità e dell'integrazione tra sistemi
L'Incontro Nazionale - ha sostenuto il prof. Bruno Schettini della Seconda Università degli Studi di Napoli - "muove dall'Accordo Stato-Regioni del 2000 per rintracciare i punti ideali di non ritorno in materia di EdA, segnalare criticità e indicazioni di metodo, aggiornare sullo stato dell'arte delle politiche nazionali per l'EdA, creare un luogo di incontro/confronto produttivo sulle esperienze di Eda qualificabili come "buone pratiche" e selezionate all'interno delle attività dei sottosistemi del costruendo sistema EdA italiano prefigurato, appunto, dall'Accordo Stato Regioni del 2000" .
L'Incontro, per altro, ha inteso collocarsi sulla scia dei lavori del Seminario di studio svoltosi a Roma nei giorni 31 marzo-1 aprile 2004 sul tema: " La strategia europea di lifelong learning: verso un percorso nazionale condiviso ", con l'obiettivo di contribuire alla riflessione sulle buone pratiche di Eda, per favorire e sostenere l'apprendimento permanente nel nostro Paese.
L'Incontro di Ischia si presenta come il "naturale" proseguimento di un "disegno" di attività portato avanti con impegno e costanza dal Gruppo "Adultità" nato intorno all'Insegnamento di Educazione degli adulti (S.U.N.), e si pone come diretta continuazione del I Incontro Nazionale di Lavoro Le ricerche e le politiche di EdA in Italia , svoltosi a Napoli il 5 Dicembre 2003 . Fra l'uno e l'altro, i Seminari su Lavoro-Cultura-Sviluppo sostenibile nella formazione degli adulti (Caserta, 20/05/2003, su La formazione degli adulti nella prospettiva di Un Mècano International (P. Matese-CE, 22/03/2004). Queste "iniziative rappresentano la visibilizzazione dello sforzo di collaborazione tra Università e Regione Campania, almeno a due livelli tra loro collegati. Il primo riguarda la presenza e il lavoro svolto dall'Università in seno al Comitato Regionale per l'EdA, che sta svolgendo, oltre ad un lavoro di programmazione dell'offerta formativa a partire dalle conoscenze sui fabbisogni professionali e formativi locali, una funzione di vero e proprio luogo per pensare e rilanciare l'EdA in Campania. Il secondo livello ha a che fare con l'impegno e la fattiva collaborazione per la realizzazione di specifici momenti di studio e di ricerca".
E' proprio a partire da una dimensione di ricerca, "si può affermare - secondo Schettini - che la filosofia più accarezzata dall'Incontro è quella di pensare ad un'azione che tenti di fare luce sulla dialetticità da sviluppare tra saperi scientifici e umanistici - dove il 'luogo' privilegiato sembra essere proprio l'EdA -, sulla urgente necessità di coniugare professionalizzazione e crescita in umanità, sulla ricomposizione della cultura generale e scientifica in una sola ed esclusiva tensione: la passione per l'uomo nella sua integralità".
L'invito, quindi, è stato quello di "predisporsi ad affrontare le due giornate di lavoro con l'intima speranza e convinzione che l'EdA possa costituire una teoresi e una pratica per ripensare, dal suo punto di vista, l'intera funzione della riflessione pedagogica nella società globale", posto che una pedagogia vicina all'uomo sia quella che sappia dare risposte concrete, rilevanti e visibili sul piano politico, sociale, economico, culturale, istituzionale e non autoreferenziali .
Rilevare i bisogni locali per formare alla cittadinanza
La chair Luigia Melillo, de' l 'Orientale di Napoli, ha sottolineato che l'EdA, secondo operatori e studiosi del settore, ha una funzione determinante per il soddisfacimento dei bisogni formativi di alcuni strati di popolazione; infatti, ha sostenuto "l'importanza e il ruolo che può svolgere l'EdA per il 'pubblico' della Campania - sempre di più bisognoso di offerte formative che restituiscano a tutti e a ciascuno il ruolo di soggetto attivo, partecipe della 'cosa pubblica' e capace di tradurre le diverse acquisizioni di significato in veri e propri impegni di cittadinanza attiva. È questo, in fondo, secondo Melillo, il bisogno più profondo, spesso mal espresso, rilevabile nelle popolazioni campane".
Su questa base di riflessione si è innestato l'intervento di Pier Luigi Lopresti che ha sottolineato come l'EdA sia "diventata uno dei punti di forza dell'Assessorato regionale alla Istruzione e Formazione, al Lavoro e alle Politiche Sociali, alle Politiche Giovanili e ai Problemi dell'Immigrazione presieduto dall'Assessora regionale Adriana Beffardi. Le risorse umane ed economiche impiegate - secondo Lopresti - sono la dimostrazione evidente del forte impegno regionale , in direzione di un'EdA che non vuole "appiattirsi sul mercato del lavoro e che non intende pensare la formazione, esclusivamente, secondo una dimensione di aggiornamento tecnologico-professionale. L'intento, invece, è quello di riportare l'EdA alla sua concezione originaria: offerta di formazione per la persona, per fare in modo che l'individuo possa essere cittadino critico e avere cura di sé".
Per realizzare questo "modello" di EdA, la Regione Campania ha "messo in campo azioni di sistema per il rilancio dell'Eda". Infatti, ne sono segno evidente, tra gli altri, i "finanziamenti, a valere sulle risorse della misura 3.8 del POR Campania. Si tratta di interventi volti ad adeguare le conoscenze di base e le qualifiche dei soggetti maggiormente esposti al rischio di esclusione dai processi produttivi a causa del deterioramento delle competenze, attraverso l'ampliamento delle opportunità di formazione e riqualificazione degli individui più anziani coerentemente con l'approccio del lifelong learning e dell'invecchiamento attivo". I destinatari - ha continuato Lopresti - "sono donne ed uomini, occupati ed inoccupati, residenti in Campania con età superiore ai 55 anni, titolari e non di trattamento pensionistico". Infine, Lopresti ha segnalato, in anteprima, la "pubblicazione di un successivo bando relativo ad interventi volti a fornire una formazione/informazione nel campo della relazione genitoriale" .
Questi bandi "offrono la dimensione del tipo di filosofia dell'EdA: è un'Eda non "svincolata dal mercato del lavoro, ma rivolta alle persone; momento della formazione per la crescita complessiva degli individui; capace di formare cittadini in grado di vivere la propria vita in maniera consapevole, di saper leggere e interpretare notizie di un giornale, analizzare criticamente un programma televisivo.".
In fondo, è "un'EdA in costruzione, ma che, almeno in Campania, ha imbroccato la strada più vicina alle aspettative storiche e attuali della popolazione".
Questo tipo di EdA possiede le premesse per render conto della profonda prospettiva di fondo che la guida: quella del lifelong learning/lifewide learning. Ed è a questa convinzione di fondo che si rifà la relazione di Alberto Bottino. L'intervento parte da una premessa, sicuramente condivisa - ma non per questo già patrimonio acquisito della prassi e delle politiche di educazioni degli adulti - per evidenziare il valore e la prospettiva in cui si situa l'Incontro: "se l'apprendimento permanente deve riguardare l'apprendimento da prima della scuola a dopo la pensione e comprendere l'intera gamma di modalità di apprendimento formale, non formale ed informale, questo convegno rappresenta un'occasione preziosa per porre a confronto una molteplicità di esperienze tutte di qualità e di diversa provenienza".
Sotto questo aspetto la Direzione Scolastica Regionale ha attivato per tempo, anche in linea con gli obiettivi che l'Incontro si propone, "una ricognizione delle 'buone pratiche' formative dei Centri Territoriali Permanenti per l'educazione in età adulta, raccogliendo l'invito della Risoluzione del Consiglio Europeo del 27.6.02 a stimolare lo scambio di buone prassi per favorire il conseguimento di risultati effettivi in tutti i settori interessati all'apprendimento permanente".
"L'offerta formativa dei CTP della Campania - si afferma nella relazione del Dirigente Regionale - è in continua espansione e comincia a caratterizzarsi per alcuni interventi incisivi ed innovativi che la rilevazione delle 'buone pratiche' sta portando a luce. I CTP campani sembrano nel complesso assolvere, accanto al recupero dell'istruzione formale, anche ad una funzione di sviluppo e consolidamento di competenze di base e di saperi specifici, di promozione della cittadinanza attiva e della piena partecipazione alla vita sociale ed economica. Alcune realtà particolarmente attente alle specificità del territorio, riescono indubbiamente a proporsi non tanto con un catalogo di corsi rintracciabili anche altrove, bensì con un forte progetto culturalmente unitario, ampio e pianificato, che costituisce l'identità del CTP".
Di fronte a questa complessiva positività di metodi e di contenuti espressa dai CTP campani, c'è da segnalare, tuttavia, alcuni nodi problematici che vengono così riassunti dalla relazione di Bottino:
"la concertazione territoriale stenta a decollare, le istanze del territorio non riescono a coagularsi intorno ad altrettanti organismi in grado di raccogliere al loro interno i protagonisti delle azioni e dei progetti locali. Ciò non consente ai CTP di raccordare il loro POF con l'offerta formativa presente sul territorio, producendo spesso inutili doppioni, non ottimizzando le risorse e lasciando inascoltati quei bisogni di più difficile intercettazione. La scommessa è di riuscire a mettere nella condizione di dialogare tra loro i vari sistemi formativi ed il mondo del lavoro, al fine di costruire percorsi che riflettano le esigenze sociali, economiche e culturali del territorio in cui si opera";
il dato delle licenze medie rilasciate dai CTP parla da solo e ci segnala che "in Campania c'è ancora molto da dare in questo senso. Ma, oggigiorno, la sola licenza media non sembra più possedere un valore di scambio rilevante e spendibile sul mercato del lavoro. È proprio, dunque, sul terreno dell'istruzione formale che bisogna impegnarsi per trovare delle soluzioni alternative e più appetibili rispetto al conseguimento del solo diploma di licenza media, al fine di recuperare quelle utenze più ostinate e resistenti". Si tratta di costruire "percorsi flessibili ed integrati, finalizzati all'acquisizione di conoscenze e competenze certificabili e capitalizzabili, vale a dire condivise e riconoscibili da altri attori sul territorio";
per quanto riguarda i corsi serali per il conseguimento della maturità, ci si rende conto che stiamo di fronte a "corsi troppo lunghi e faticosi per riuscire a decollare". Occorrerebbe, in questo settore, "una più stretta collaborazione tra CTP, istituti superiori sedi di corsi serali e Centri di Formazione Professionale per la messa a punto di percorsi articolati e specifici". Le Misure 6.1 e 7.3 del Piano Operativo Nazionale sottolineano "l'importanza di una rafforzata collaborazione tra CTP e istituti di istruzione secondaria superiore sedi di corsi serali per il potenziamento e la migliore utilizzazione delle competenze di base, anche al fine di consentire il proseguimento del percorso formativo ed il conseguimento di un titolo di studi e/o di una qualificazione di livello superiore. L'impegno che l'Italia ha preso con l'Unione Europea di arrivare, nel 2010, all'80% della popolazione tra 24-65 anni con il diploma di secondaria superiore ci indica senza indugi che questa è la strada da intraprendere. Siamo convinti che i CTP, grazie alla ricchezza del loro bagaglio esperienziale, possano e debbano cimentarsi in quel ruolo delicato e fondamentale di facilitatori di accesso ai corsi serali, che loro compete";
per quanto riguarda i corsi di informatica e di lingua inglese che costituiscono una "parte massiccia dell'offerta formativa dei CTP, c'è da segnalare un altro elemento di criticità. Senza nulla voler togliere al soddisfacimento dei bisogni che questi corsi pure esprimono, questo dato indica che i CTP hanno in parte abdicato alla loro mission originale, vale a dire quella dell'alfabetizzazione funzionale, primaria e di ritorno, e quindi dell'apprendimento della lingua e dei linguaggi non solo informatici e dell'inglese". In questo senso, la stessa "debole presenza di corsi brevi modulari sul versante dei saperi sociali ed umanistici andrebbe potenziata al fine di favorire la diffusione di strumenti di sapere critico e di cittadinanza partecipata e responsabile". La Direttiva 22 del 6 febbraio 2001, a tale proposito, segnala che "l'alfabetizzazione funzionale degli adulti è uno strumento di intervento mirato sulle forme di esclusione sociale. Bisogna, quindi, impegnarsi a spostare l'attenzione dall'offerta di formazione alla domanda di formazione. La formazione è un circuito che si autoalimenta, chi più sa più vuole sapere, e non si deve, dunque, consentire che la partecipazione ai processi formativi possa divenire, in futuro, un elemento di discrimine".
Con queste premesse, "le 'buone pratiche' selezionate per questo Incontro nazionale di studio riguardano quelle esperienze che hanno saputo intercettare utenze difficili, come pensionati, immigrati o adulti desiderosi di riappropriarsi del loro bagaglio linguistico deterioratosi nel tempo, o donne alla ricerca di una propria identità nel contesto di appartenenza o, infine, donne detenute dalla personalità complessa, talvolta impenetrabile. Tutti adulti ai quali si è dato voce attraverso percorsi costruiti giorno dopo giorno, come un abito su misura, con l'attenzione e la dedizione di un sarto che pazientemente modifica, migliora, valorizza".
"Il repertorio delle esperienze - come afferma la relazione del Dirigente Scolastico Regionale - sottoposto all'attenzione dei partecipanti al Convegno risulta incompleto poiché altre e significative esperienze" avrebbero potuto trovare "diritto di cittadinanza" in un Incontro scientifico di tale impostazione", tuttavia, al di là di tutto una cosa è chiara: l'azione della Dirigenza scolastica regionale intende situarsi "nel solco delle indicazioni comunitarie" e, a livello di riflessione sulle buone pratiche "tende sia a porre ordine nella vasta e variegata galassia dei bisogni formativi degli adulti, sia a sostenere e ad incentivare interventi significativi in tale ambito".
- Alcuni studiosi, cercando di elaborare le basi teoriche, di una pedagogia che si interessa al lifelong learning e al lifewide learning , segnalano l'opportunità di distinguere tra Pedagogia del "corso di vita", "dell'arco di vita"e del "ciclo di vita". Per uno studio, si rinvia ai seguenti contributi: Schettini B., L'educazione degli adulti. Per una politica dell'apprendimento durante tutto l'arco della vita e Toriello F., Per una Pedagogia del corso di vita. Riflessioni e orientamenti a partire dall'analisi di alcuni Documenti europei di politiche dell'educazione . Entrambi i saggi sono in corso di pubblicazione sul primo numero 2005 della Rivista I Problemi della Pedagogia , ma sono leggibili sul sito: www.educazione-degli-adulti.it . Si veda, anche: Toriello F., L'educazione degli adulti nei Documenti nazionali , in Studium educationis , 1 (2003), pp. 313-321.
- Commissione delle Comunita' Europee, Gli obiettivi futuri e concreti dei sistemi di istruzione . Relazione della Commissione, Bruxelles 2001.
- Ivi.
- Commissione delle Comunita' Europee, Memorandum sull'istruzione e la formazione permanente. Documento di lavoro della Commissione , Bruxelles 2000, (SEC/2000/1832). D'ora in poi: Memorandum .
- Conferenza Unificata , Accordo tra Governo, regioni, province, comuni e comunità montane per riorganizzare e potenziare l'educazione permanente degli adulti , Seduta del 2 marzo 2000. D'ora in poi: Accordo Stato-Regioni del 2000 o solamente Accordo.
- Accordo Stato-Regioni del 2000, p. 14.
- Il Dirigente scolastico che ha contribuito alla realizzazione dell'Incontro, sponsorizzandolo, è la prof.ssa Lucia Monti.
- In questa prima fase dei lavori, tutta dedicata al Progetto Un computer in piazza , sono intervenuti: Giuseppe Brandi, Sindaco di Ischia; la prof.ssa Lucia Monti; Rosanna Rossi, dirigente dell'Istituto Superiore "Elsa Morante", con un intervento su L'esperienza del progetto: dall'animazione di strada all'apprendimento motivante ; Lucia Cucciarelli, ricercatrice IRRE Emilia Romagna, su Il computer e la lavatrice: cognitivismo e attivismo per un nuovo approccio all'insegnamento delle nuove tecnologie ; Nicola Ginocchio, per le conclusioni, che segnaliamo sinteticamente per la loro significatività. Il Progetto - come ha affermatoGinocchio - ha mostrato "la sua indubbia capacità di trasferibilità; la particolare utilizzazione di una didattica che si è allontanata dal modello tradizionale a cui si era abituati per potersi segnalare come una sorta di sequenza informale di apprendimento; l'organizzazione dell'apprendimento inteso non solo come bisogno, fosse anche quello formativo, ma come approccio ludico ed estetico che fa dell'uomo un soggetto che ha cura di sé, dei suoi momenti di vita; la condivisa validità progettuale e realizzativa di tipo oggettivo (la spendibilità) e soggettivo (la dimensione biografica)". I partner del Progetto sono stati: CTP "Scotti" (Istituto coordinatore); Università di Malmöe (Svezia); "St. Gabriel College" (Belfast); ANECET (Marbella/Spagna); IRRE Emilia Romagna; "Istituto "Elsa Morante" con Rete Scuole di Sassuolo; "Ilcignoverde", a r.l. (Napoli); con la collaborazione dei Comuni di Ischia, Sassuolo e del City Distrect of Rosengard Malmöe (Svezia).
- L'apertura dei lavori è stata a cura del prof. Bruno Schettini. Il saluto a nome della Regione Campania, previsto a cura dell'Assessora della Regione Campania Adriana Buffardi, è stato svolto dal dott. Pier Luigi Lopresti in rappresentanza dello stesso assessorato, mentre quello previsto per il Dirigente Scolastico della Campania, è stato svolto dalla prof.ssa Maria Luisa Calise in rappresentanza dello stesso Direttore Generale. Gli interventi si sono svolti secondo la seguente cronologia: Ispettrice Antonietta Tartaglia in rappresentanza della Dirigente generale del MIUR Maria Grazia Naridello, con una relazione dal titolo Stato dell'arte e prospettive dell'EdA in Italia ; prof. Sergio Longobardo, in rappresentanza del pro-rettore dell'Università degli Studi "Parthenope" prof. Claudio Quintano, con una relazione su I conti satelliti dell'istruzione degli adulti nella provincia di Napoli ; prof. Francesco Susi, preside della Facoltà di Scienze della Formazione Roma3, con una relazione su Bisogni e domanda di formazione in EdA ; dott.ssa Anna D'Arcangelo, ricercatrice dell'Isfol, con una relazione su Le "Buone Pratiche" di EdA . I lavori sono stati coordinati dalla prof.ssa Luigia Melillo dell'Università "L'Orientale" di Napoli. La parte finale di questa sezione ha visto, inoltre, la presentazione di una "buona pratica": Il caso del Mali , a cura dell'Associazione Asfodelo e dell'Insegnamento di EdA (S.U.N.).
- L'Incontro ha realizzato un "luogo di condivisone" di "buone pratiche" organizzandosi intorno a cinque nuclei tematici, corrispondenti ad altrettanti Gruppi di lavoro. Su richiesta dei partecipanti, la presentazione delle "buone pratiche", prevista all'interno dei singoli gruppi, è stata realizzata, invece, in assemblea, per consentire a tutti i partecipanti di ascoltare e conoscere direttamente le comunicazioni di esperienze provenienti da tutto il territorio italiano. L'organizzazione tematica dei Gruppi di lavoro è stata la seguente: EdA e formazione (coordinatori: R. Crisci, P. Iorio, r. Alloni); EdA, Territorio e sviluppo (Coordinatori: A. Festa, A. Cugini, F. Toriello); EdA e lavoro di cura della persona (coordinaotri: A. Ciantàr, C. De Filippo, M. Sannino); EdA e cittadinanza (coordinatori: L. Melillo, D. Tognon, G. Maciariello); EdA e Programma Socrates/Grundtving (R. Garbaccio, N. Ginocchio). I lavori delle comunicazioni delle "buone pratiche" in plenaria sono stati coordinati dalla prof.ssa Vittoria Gallina dell'Invalsi. La riflessione politica intorno all'EdA e alle "pratiche" è stata, infine, svolta da Massimo Negarville, presidente di "Formazione '80", con una relazione a tutto campo sul tema: L'EdA fra utopia pedagogica e azione politica . Le conclusioni sono state curate dal dott. P.L. Lopresti e dal dal prof. B. Schettini.
- È possibile reperire il Report (a cura di B. Schettini-F. Toriello) di tale iniziativa sul sito dell'Indire: www.bdp.it/content/index.php?action=read&id=617 Si segnala, come elemento di continuità delle riflessioni prodotte all'Incontro l'intervista condotta dall'Indire a B. Schettini: Alfabetizzare oggi, ma in quale prospettiva? , reperibile in www.bdp.it/content/index.php?action=read&id=648
- Il Report del Seminario è reperibile nel sito dell'Indire. Cfr. B. Schettini-F. Toriello (a cura di), Educazione degli adulti, tra locale e globale , in www.indire.it/content/index.php?action=read&id=785 Si veda, inoltre: F. Toriello, Un Seminario nazionale, per ricordare Ettore Gelpi e rilanciare l'EdA , in Rivista dell'istruzione. Scuola ed enti locali , 4 (2004), pp. 73-79; B. Schettini-F. Toriello (a cura di)., Primo seminario glocale: la formazione degli adulti nella prospettiva di un "Mecano International" , in Percorsi.Rivista di educazione degli adulti , 1 (2004), pp. 46-48.
- Da questo punto di vista, una riflessione più articolata dell'A. è quella in corso di pubblicazione sulla Rivista "MERIDIONE Sud e Nord del Mondo", numero speciale, il cui contributo reca il titolo:" L'esercizio diffuso della cittadinanza. Un progetto pedagogico/politico per la società futura ". Si veda anche dell'A., Educazione politica e lavoro fra globalizzazione e umanizzazione , in Alessandrini G. (a cura di), Pedagogia delle risorse umane e delle organizzazioni , Guerini, Milano 2004, pp. 109-125.
- La Regione Campania ha messo in atto diverse attività per tentare di costruire, nella Regione, il sistema EdA così come delineato dall'Accordo Stato-Regioni del 2000. A titolo esemplificativo, si segnala: il Bando POR (Periodo 2000-2002), Misura 3.8; la costituzione del Comitato regionale per l'EdA (cfr. Decreti del Presidente della Giunta Regionale n. 2363 del 28/10/2001 e n. 2645 del 23/12/2001); proposte in progress di riorganizzazione-dislocazione degli ambiti EdA per meglio rispondere ai bisogni territoriali. Si segnala, inoltre, anche il lavoro fondamentale di monitoraggio delle attività svolte grazie alle politiche dell'educazione/istruzione/formazione della regione. Per esempio, riguardo alla Misura 3.2 ( Inserimento e reinserimento nel MDL di giovani e adulti nella logica dell'approccio preventivo ) e alla Misura 3.3 ( Inserimento e reinserimento nel MDL di uomini e donne fuori dal MDL da più di 6 o 12 mesi ) è disponibile il Quaderno I rapporto di monitoraggio. Corsi di formazione. Misure 3.2 e 3.3. POR Campania 2000-2006 , Regione Campania 2004.
- Al momento il Bando è stato già pubblicato.