RECENSIONI
Ettore Gelpi (a cura di)
Il mondo del lavoro e la globalizzazione. Riflessioni dal Nord e dal Sud L'Harmattan Italia, Torino, 2004
(traduzione dal francese di Bruno Cacco e Renata Tomei)
Recensione di Daniela Pietripaoli
Ettore Gelpi, educatore sociale, esperto dell’UNESCO, docente universitario e, soprattutto, uomo sul campo ci lascia un suo elaborato redatto in conclusione di un seminario con numerosi specialisti che manifestano preoccupazioni per l’evoluzione del lavoro
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Il testo comprende nove saggi: “Il mondo del lavoro non esiste” (Jean Sur)”; Tre battelli per le Esperidi. Contributo all’antropologia del lavoro nei paesi emergenti” (Arlindo Stefani); “Il lavoro come intermediazione” (Juan Antonio Bofill); “Il mutamento del lavoro in Cina” (Roger Wey Aoyu); “Trasformazioni del lavoro e conflitti sociali nella società postsocialista” (Wladyslaw Adamski); “Riciclatori di sogni. Il significato del lavoro nel quartiere dei Comuneros di Bogotà” (Paolo Vignolo); “La percezione del lavoro da parte dei dirigenti africani: una causa di rinforzo del sottosviluppo” (S. Attia Diouf); “Il futuro del lavoro e la vita” (Helga Foster); “Trasformazioni del lavoro, economie del Sud, economia del mondo” (Ettore Gelpi).
Gli approcci di ciascun autore, molto vari, hanno per filo conduttore una visione e una comprensione profonda dei problemi posti dal lavoro. Il risultato di questa ‘raccolta’ è uno studio comparato del mondo del lavoro e, in parte, dell’educazione che si contrappone alla ricerca internazionale in corso, la cui funzione è quella di servire da cinghia di trasmissione al messaggio del potere, così come lo esprimono, per esempio, concetti quali educabilità, impiegabilità, qualità totale, flessibilità, competizione.
Le riflessioni che ci propongono i brevi saggi del testo, veri e propri sguardi dal Nord e dal Sud del mondo, mirano a far riflettere su quanto succede a quei lavoratori, spesso sottoccupati o disoccupati, ai quali si pensa di rivolgersi con proposte di formazione, istruzione e addestramento.
Nelle pagine del testo non a caso si utilizza un linguaggio argomentativo diretto, discorsivo, comprensibile, lontano da tecnicismi fini a se stessi o criptici, un linguaggio che mira a centrare l’argomento o a illustrarlo con immagini rivolte alla sfera emotiva, affettiva, ossia all’esperienza in senso lato del lettore.
Ettore Gelpi chiude questa riflessione a più voci con una constatazione: le statistiche raramente si occupano della natura del lavoro, esse non rivelano per nulla le tragedie che mascherano. Egli prende parimenti in considerazione la mobilità nuova ed accelerata dei lavoratori sulla superficie della terra e gli statuti che sono loro conferiti: dal migrante al rifugiato, dai precari agli atipici, tutti i paradigmi sono in discussione quando si tratta di procedere a delle localizzazioni. La rivoluzione tecnologica oggi determina le maggiori trasformazioni del lavoro, l’handicap delle economie del Sud si ritrova rinforzato, le dinamiche in azione hanno fatto entrare il rapporto che l’umanità possiede nei confronti del lavoro in una zona di grandi turbolenze.
Egli è sempre pronto a ricordarci che ci sono giovani in cerca di lavoro, uomini e donne che rischiano di perderlo, migranti con un progetto di vita spesso chiaro ma di ardua attuazione, individui che vogliono accedere agli alfabeti di base o funzionali, insomma persone che possono e debbano compartecipare ai processi formativi e non tornano sui banchi per essere addestrati, inquadrati o bersagliati con informazioni nozionistiche finalizzate all’autoreferenzialità del sistema scolastico, oppure al rafforzamento del sistema economico dominante, o ad un ipotetico mondo del lavoro astratto e generico, che prescinde dai lavoratori stessi.