RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO I / N.3 - 30 settembre 2005 - EDA e GLOBALIZZAZIONE
 

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Spingere l’educazione verso i diritti umani

Vernor Muņoz

Tutti noi sappiamo qualcosa.
Tutti noi ignoriamo qualcosa.
Per questo, impariamo sempre.

Paulo Freire


Spingere l’educazione verso i diritti umani

Gli sforzi per condurre l’educazione verso i suoi propositi centrali ci hanno incoraggiato a lottare contro le tendenze mercantilistiche che definiscono l’educazione come un servizio negoziabile e non come diritto umano.

Tali propositi si collocano all’interno dei principali strumenti del diritto internazionale dei Diritti Umani (la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il Patto Internazionale dei Diritti Economici, Sociali e Culturali, la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, tra gli altri) e sono stati chiariti dagli stessi organismi autori dei trattati [nota 1]

Sappiamo che l’educazione va oltre l’accesso alla scolarizzazione formale e comprende il diritto ad una qualità specifica di educazione ed un ampio spettro di esperienze di vita e processi di apprendimento che permettono alle persone, individualmente ed in forma collettiva, di sviluppare le loro personalità, talenti e capacità e di vivere una vita completa e soddisfacente nella società [nota 2 ].

Inoltre, l’educazione non consiste in una garanzia che lo stato deve assicurare solamente ai bambini, bambine ed adolescenti, dal momento che si tratta di un diritto umano che, per definizione, tutte le persone, indipendentemente dalla loro età, possono esigere [nota 3].

Esattamente per questo, la necessità di restituire all’educazione il suo significato sostanziale, destinato a raggiungere lo sviluppo della personalità e dignità umana, costituisce il principale obiettivo che motiva il nostro lavoro, riconoscendo che si tratta di un diritto di pratica permanente, che deve essere tutelato nel quadro della convergenza e dell’apprendimento di tutti gli altri diritti umani.

L’educazione è, quindi, oltre che garanzia individuale, un diritto sociale, la cui massima espressione è la persona nell’esercizio della sua cittadinanza; essa non si riduce ad un periodo della vita ma al corso completo dell’esistenza degli uomini e delle donne.

Come dice Jean-Claude Forquin, “l’educazione permanente si definisce come un'educazione estesa a tutta la durata della vita, che interessa tutte le dimensioni della vita e che integra in un dispositivo coerente i diversi possibili modi del processo educativo: iniziale e continuo, formale e informale, scolare e non scolare” [ nota 4 ]

La scolarizzazione formale risulta quindi essere un meccanismo integrante dei processi educativi, ma mai un fenomeno che conclude i processi di apprendimento e che, in molti casi, purtroppo, riduce le opzioni delle persone adulte, quando lo Stato limita la proposta educativa senza considerare le necessità e gli interessi di questa fascia della popolazione.

Una tale esclusione parte dalla premessa equivocata del fatto che gli unici destinatari dei “servizi educativi” siano le persone minori di età o i/le giovani, rafforzando lo stereotipo che rappresenta i soggetti dell’educazione come semplici recettori del potere socializzatore dello Stato.

Questa distorsione eziologica è tanto più evidente quando l’educazione si disconnette dai suoi veri propositi e condensa le contraddizioni e le tensioni dei sistemi economici e delle culture patriarcali [nota 5 ].

La globalizzazione: un mondo per tutti diviso [nota 6 ]

Sapendo che non è possibile trattare in poche righe il tema della globalizzazione e delle sue molteplici manifestazioni, possiamo perlomeno insistere sulla sua principale caratteristica, affermando che si tratta di un fenomeno correlato ai processi totalitari di mercantilizzazione che oggi il mondo sta soffrendo.

Parliamo di globalizzazione del mercato e con questo del coinvolgimento di una parte sostanziale delle manifestazioni civili, politiche, economiche, sociali e culturali dell’umanità.

La ragione che tenta di giustificare questa classe di globalizzazione, porta con sé l’assegnazione di valori asimmetrici in tutti gli ambiti socio-politici, che inevitabilmente finiscono per degradare buona parte delle relazioni interindividuali e comunitarie, elevando alla categoria di “perdite” e “guadagni”, di “investimenti” e “costi”, i principi culturali storici che poco o niente hanno a che vedere con l’utilitarismo commerciale.

L’effetto più evidente è, quindi, il modo in cui la globalizzazione si ripercuote sull’equità sociale e sulle necessità di inclusione.

La globalizzazione ha prodotto un riordinamento di attori, norme, regole e relazioni che termina per generare un nuovo schema di interazioni planetarie
[nota 7 ].

Si dice che la globalizzazione potrebbe avere effetti positivi, procurando la creazione di un intorno rispettoso del pluralismo culturale. Senza dubbio risulta difficile capire come un sistema basato sulla competizione e l’accumulazione possa ispirare qualche scrupolo rispetto alle comunità che propongono un progetto politico basato sulla solidarietà.

Nella nuova “agenda globale” l’equità sociale, le identità culturali e i diritti economici, sociali e culturali, specialmente l’educazione,  sono trattati come fattori alieni allo sviluppo e molte volte si intendono piuttosto come minacce ai processi commerciali o vengono sottomessi nella tendenza di mercantilizzazione dei servizi statali.

Ancora prima di generare coerenza, questo tipo di globalizzazione contrappone le differenti culture contro se stesse e trasmuta i valori spirituali e sociali in semplici merci da contrattare nella festa della speculazione finanziaria.

L’intenzione di ricondurre l’educazione verso i suoi fini essenziali è da inscrivere pertanto all’interno della necessità di costruire una cittadinanza impegnata verso tutti i diritti umani, di tutte le persone.

La mondializzazione dei diritti umani, di fronte alla globalizzazione delle economie, è la risposta politica superiore che può essere intrapresa a partire dai processi educativi.

Verso un nuovo paradigma

Le persone adulte affrontano molteplici difficoltà per realizzare il loro dritto all’educazione. Esistono, senza dubbio, due minacce fondamentali che dobbiamo menzionare:

La prima è la mancanza di opportunità educative o la esclusione dalle stesse.

La seconda è la tendenza curricolare che considera gli adulti scolarizzati o incorporati nei sistemi formali e non formali unicamente come “risorse per il lavoro” e non come soggetti pieni del diritto ad una formazione ed al godimento integrale della conoscenza.

Nel primo caso si tratta di una complessa trama di discriminazioni ed esclusioni per ragioni di genere, età, povertà, provenienza socio-culturale, etnia e credenze.

Il ruolo uniformatore che impone la globalizzazione nell’ambito educativo generalmente si autopropone come un meccanismo selettivo che relega le persone adulte in un ruolo riproduttore sempre più lontano dalle opportunità pedagogiche, considerandole come individui disadattati che “hanno perduto” la loro opportunità per educarsi.

Questo tipo di esclusione si manifesta nella pratica con l’assenza di centri educativi per adulti e di sistemi e modalità alternative, con la mancanza di politiche pubbliche orientate a soddisfare i bisogni degli adulti e con la limitazione delle risorse finanziarie (in ogni caso sempre scarse) per garantire loro il diritto all’educazione.

Se la globalizzazione persegue la massimizzazione delle opportunità commerciali e tecnologiche al minor costo possibile, c’è da aspettarsi che questa logica venga trasposta negli ambiti sociali e culturali, promuovendo la falsa idea che l’educazione sia un fattore per il mercato e, come mezzo di socializzazione, cerchi prioritariamente di formare individui che rispondano ad un tale fine, fin dalla più precoce età.

La mancanza di opportunità e l’esclusione sociale delle persone adulte si produce, quindi, come una risposta strutturale da parte di un sistema che le considera “inutili” come soggetti educativi, nella misura in cui esse già assolvono una funzione assegnata nella dinamica del mondo globalizzato.

Nel secondo caso, anche quando si riesce a garantire alle persone adulte l’accesso ai sistemi educativi, questi non riescono in tutti i casi a superare la tendenza utilitaristica che impone la globalizzazione,  dal momento che i curricula si profilano come un mezzo di istruzione finalizzato al lavoro, e molte volte per il sotto-impiego.

Non siamo contro l’idea di vincolare i processi educativi al miglioramento delle condizioni economiche delle persone. Ma nemmeno possiamo accettare che l’aducazione abbia come obiettivo primario quello di rispondere alla domanda di lavoro, svincolata dalla necessità di sviluppare le capacità integrali delle persone (il che permetterebbe loro, in ogni caso, di vincolarsi con successo ai processi educativi).

L’eccessiva enfasi sui meccanismi del mercato e la scarsa pertinenza curricolare si traducono nel rischio e la carenza più notevole nell’educazione degli adulti, poiché usualmente queste persone partecipano in condizioni di inclusione precaria [nota 8 ] , vale a dire sottomettendosi a pratiche pedagogiche che non riescono a soddisfare i loro bisogni, interessi e diritti.

Questo non risulta solo nella negazione del diritto umano all’educazione, ma va anche a ledere il suo contenuto specifico, visto che la conoscenza che non viene costruita su una personalità rispettosa dei diritti umani è una conoscenza di bassa qualità.

La necessità di sviluppare la responsabilità interculturale, la solidarietà e il rispetto nel mondo globalizzato attribuisce all’educazione l’obbligo di formare persone critiche della loro realtà e di permettere a tutti e tutte, senza eccezione alcuna, di potenziare talenti e capacità, nella costruzione di una società partecipativa, cosciente, critica, solidale e giusta [ nota 9 ] .

Spingere l’educazione verso un nuovo paradigma è considerare i processi educativi come esercizi trasformatori delle iniquità sociali ed economiche, per contribuire significativamente alla costruzione di un tipo di cittadinanza che nutra e viva con allegria la democrazia come una questione quotidiana, in termini di parteciazione nella presa delle decisioni e di responsabilità familiare e comunitaria.

L’educazione degli adulti deve smettere di essere considerata come un complemento al sistema educativo o come una forma di espiazione di colpe di fronte all’esclusione e all’indolenza. Adesso dobbiamo pensarla come bastione di nuovi propositi e azioni, in un mondo che si mantiene in piedi nonostante i suoi sogni spezzati e i muri innalzati.

 

 

[1] Come il Comitato sui Diritti del Bambino, il Comitato per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro la donna e il Comitato dei Diritti Economici, Sociali e Culturali.

[2] In termini simili, gli atricoli 28 e 29 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia.

[3] Articolo 13 del Patto Internazionale dei Diritti Economici, Sociali e Culturali.

[4] Jean-Claude FORQUIN. L’idea dell’educazione permanente e la sua espressione internazionale a partire dagli anni ’60. RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM. ANNO I / N.2 – 1 giugno 2005 – EDA e DIRITTI http://rivista.edaforum.it/numero2/mon-forquin.htm

[5] Muñoz, Vernor. The right to education. Report alla Commissioni sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, presentata dallo Special Rapporteur sul diritto all’educazione. E/CN.4/2005/50. 17 Dicembre 2004. parr. 5-13.

[6] “Un mundo para todos dividido” è il titolo di un libro di Roberto Sosa, poeta hondureño.

[7] Samper Lizano, Ernesto. Educación y globalización. In: Educación y globalización, los desafíos para América Latina. Vol. I CEPAL-ECLAC-OEI, Santiago del Cile, 2002.

[8] Espressione di José de Souza Martins, citato da María Malta Campos, in: “Reflexionando sobre la calidad educativa”. Campaña Latinoamericana por el Derecho a la Educación. Città del Messico, 2004, p. 162

[9] Nello stesso senso si esprime il Tavolo per l’Educazione delle Persone Adulte (Mesa de Educación de Personas Adultas). ALFALIT-CEES. San Salvador, 2004. Inoltre: “Nell’ambito della politica, l’educazione è il requisito nella costruzione della democrazia che si sostenti nello StatoSociale  di Diritto. Educazione per la democrazia, i diritti umani, la pace, la tolleranza. In una parola, educazione politica. Allo stesso modo la democrazia implica la produzione e l’accesso reale all’educazione, al sapere scientifico, artistico e politico per tutti. La costruzione di una democrazia si realizza educando i cittadini. L’educazione è un veicolo privilegiato di questa necessaria socializzazione.” Sánchez Angel, Ricardo. El sentido de la época: sobre globalización y educación en derechos humanos. In: De miradas y mensajes a la educación en derechos humanos. Fundación Ideas, Santiago del Cile, 2004, p. 23.

 

 

 

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