BUONE PRATICHE
L'esperienza dei Circoli di Studio in Toscana [2/2]
di Sara Mele
D'altra parte il territorio toscano, tutto il territorio, presenta una grande ricchezza di forme associative. Proprio la pluralità e la numerosità di esperienze associative, ha permesso di riconoscere nel Bando della Regione Toscana sulla sperimentazione dei CdS l'occasione per mettere in essere un'esperienza innovativa in grado di sviluppare il ricco retroterra e le numerose opportunità culturali presenti nel territorio. Il legame Circoli-associazioni emerge anche nelle esperienze degli stessi partecipanti: dall'indagine è risultato che il 41% circa è anche membro di associazioni. Come si diceva in precedenza il legame è inoltre biunivoco. Sebbene non sia in questa sede possibile inferire legami di causa-effetto tra frequenza del Circolo e successive esperienze formative, l'indicazione descrittiva che emerge dai dati in nostro possesso indica una vita associativa a carattere formativo di coloro che hanno partecipato a Circoli di Studio abbastanza vivace: circa la metà dei partecipanti dopo la frequenza del Circolo intraprende nuove attività formative/ricreative e quasi un quarto di queste sono concentrate in associazioni.
Passiamo adesso ad un altro aspetto cruciale della sperimentazione. Una questione che è emersa dalle interviste è quanto il Circolo sia apprendimento e sviluppo di modalità di partecipazione e di cittadinanza oppure semplicemente intrattenimento e socializzazione. I due aspetti appaiono nell'esperienza dei Circoli inevitabilmente concatenati: molte esperienze di formazione realizzate finora nell'ambito dei CdS testimoniano da parte degli adulti il desiderio della presenza, la volontà di partecipare, l'entusiasmo di "esserci". Sebbene i partecipanti dichiarino di aver intrapreso l'esperienza del Circolo soprattutto con un obiettivo formativo e di apprendimento e solo marginalmente allo scopo di "riempire il tempo libero" o di fare nuovi incontri, il giudizio che essi forniscono in termini di ricadute positive del Circolo a seguito della frequenza riguarda la sfera della socializzazione, nella sua più ampia accezione (costruzione di reti di conoscenze personali, possibilità di intraprendere attività nel sociale).
Il desiderio di esserci costituisce il filo rosso che lega le molte dimensioni di "studio" rappresentate nelle esperienze dei Circoli. Un filo che tiene insieme le diverse modalità con le quali emergono e vivono le esigenze e i bisogni specifici dei partecipanti: alcune volte orientati alla conoscenza tout court, altre volte finalizzati all'impegno sociale, altre ancora, rivolti ad interrogare la propria storia e/o il proprio ambiente di vita per conferire loro significato o semplicemente per essere condivisi e, infine su tutto, tesi ad attivare reti di conoscenza interpersonali e a "fare gruppo".
Il valore aggiunto dell'esperienza formativa nella percezione degli stessi partecipanti attiene alla possibilità di continuare a studiare per imparare ad essere nelle differenti esperienze di vita, in momenti e luoghi diversi, senza lasciare che siano gli altri a disegnare le proprie traiettorie. Lo scenario che delinea l'indagine è chiaro: le singole esperienze cognitive ed emotive di cui si fanno portatori i partecipanti costituiscono il punto di partenza per affrontare costruttivamente la sfida di "apprendere" ancora, di soddisfare bisogni, di rispondere a esigenze che si presentano differenti, eterogenee ma tutte accomunate dal desiderio di essere visibili, di prendere forma anche oltre le proprie appartenenze.
In tale contesto, tuttavia, può sorgere un dubbio riguardo al contenuto formativo dei CdS, dato che questi potrebbero trasformarsi in mere attività didattiche "subite" dai partecipanti alla stregua di un qualsiasi corso; tale dubbio appare più forte laddove il contenuto del Circolo riguarda materie che ben si prestano alla modalità del corso come l'inglese e l'informatica. Relativamente a ciò è possibile affermare che non sono molte le esperienze di Circoli i cui approcci formativi potrebbero essere considerati "disinteressati". Per la maggior parte di essi si è trattato di sperimentare in gruppo, attraverso conoscenze, confronti e approfondimenti, qualcosa di utile a far stare meglio, a sentirsi più realizzati. Dunque, un continuare ad apprendere che trova la sua ragione nella volontà da parte di tanti adulti di essere ancora e comunque protagonisti. Qui l'avvertimento per la proficua prosecuzione dell'intervento è di non snaturarne l'idea originaria, nel senso di non trasformarlo in lezioni cattedratiche o, il che costituisce un rischio ben diverso ma altrettanto non desiderato rispetto al precedente, in forme di intrattenimento o di "autoaiuto".
In sintesi, i Circoli di Studio nell'esperienza toscana hanno rappresentato un nuovo e importante strumento formativo di tipo innovativo sia per obiettivo (attirare anche soggetti esterni ai tradizionali sistemi formativi), sia per modalità di funzionamento (la sollecitazione della domanda tramite un processo di autosegnalazione dei propri bisogni formativi). Dallo studio è emersa nettamente la valorizzazione dell'elemento relazionale di socializzazione dei partecipanti (evidenziato anche dal legame con l'associazionismo), che ha permesso la realizzazione della così detta formazione partecipata, pur con limitazioni evidenti (come il non completo aggancio della domanda debole) e rischi latenti.
Insomma la società della conoscenza chiama, la strada per rispondere in modo esauriente è ancora forse troppo lontana, ma i Circoli di Studio costituiscono un passo deciso, ancorché perfettibile, nella giusta direzione.