L'affido familiare: dalla ricerca ai bisogni formativi emergenti

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Paola Ricchiardi
Cristina Coggi

Abstract

In diversi Paesi europei ed extraeuropei, nei casi di messa in protezione dei minori, l’affido familiare sta diventando la strategia di accoglienza privilegiata, specie per i bambini più piccoli. Gli studi mettono però in luce i problemi di un intervento educativo complesso, affidato totalmente a volontari, non sempre adeguatamente selezionati, formati e sostenuti in un percorso costellato da criticità. Presenteremo di seguito gli esiti di un’indagine, realizzata in Piemonte con tecnica mista[1], su 39 “famiglie comunità” e sui connessi dati di affido (riferiti a 408 minori accolti nell’arco di 25 anni).  Lo studio ha lo scopo di definire meglio le condizioni dell’affido, le caratteristiche dei minori affidati, le loro traiettorie di vita, i problemi educativi emergenti e le linee di soluzione. L’approfondimento con diversi metodi e strumenti dei casi (analisi documentaria, interviste ermeneutiche alle famiglie, verbali delle riunioni mensili di sostegno, raccolta di narrazioni di affidatari, affidati maggiorenni, famiglie d’origine) consente di individuare i bisogni formativi e gli interventi di supporto necessari.


 


[1] Rilevazioni dirette e dati di archivio.

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Sezione
Sezione a tema libero
Biografia autore

Cristina Coggi, Università degli studi di Torino

Professore ordinario di Pedagogia sperimentale