RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2 / N.6 - 30 ottobre 2006 - Orientamento ed educazione degli adulti
 

INDICE

 

 

 

 

RECENSIONI

DE NICOLO' M., L'educatore per gli adulti. Competenze e pratiche educative, Laterza, Bari 2005

di Anna Dipace
Dottoranda di ricerca Universitą degli Studi di Foggia

“ Le risposte ai bisogni educativi degli adulti non si esauriscono solo all’interno dell’educazione organizzata nelle strutture del sistema della formazione, ma vivono anche indipendentemente dal sistema organizzativo istituzionale” (p. 23).
Partendo da tali considerazioni, il lavoro di Marina De Nicolò si articola nell’analisi del complesso e articolato sistema dell’educazione degli adulti e delle funzionali correlazioni che tale sistema ha rispetto alla complessità della società contemporanea, connotata da rapide e continue trasformazioni. Tale analisi consente di rafforzare ulteriormente il ruolo dell’educazione/formazione quale esperienza di riorientamento del soggetto adulto. All’educatore spetta, dunque, il compito di “sostenere il cambiamento che coinvolge il soggetto, caratterizza e destabilizza le diverse età della vita, i periodi di transizione, di crisi esistenziali, lavorative, sociali e culturali” (p.30).
Pertanto, l’educatore non può farsi cogliere impreparato, ma deve permettere al soggetto adulto in formazione la possibilità di riscoprire l’opportunità di confermare abitudini mentali, ipotesi, valori, scelte, ma anche di formulare nuove supposizioni, punti di vista, interpretazioni sulla propria esistenza, sul proprio senso dell’essere adulto, “in vista di un’umanità più intensa e meno superficiale”.
E’ evidente, fin dalle prime pagine del libro, l’intenzione dell’Autrice di non fornire una precisa delimitazione dei ruoli dell’educatore degli adulti, proprio perché il soggetto a cui è rivolto il suo intervento – appunto, l’adulto - si trova in una condizione di indefinitezza. Per tali ragioni, l’Autrice parla dell’educatore degli adulti come di una “identità professionale plurale”, che si traduce in una pluralità di ruoli professionali come ad esempio l’animatore di gruppo, l’animatore socio-culturale, il mediatore culturale, il facilitatore dell’apprendimento,  l’animatore creativo, ecc..
Vi è inoltre, una opportuna e chiara distinzione tra le conoscenze, le competenze e le abilità dell’educatore degli adulti. Nell’ambito delle competenze, De Nicolò parla della “capacità di regolazione e di autoregolazione del soggetto che conosce ed agisce” ed attribuisce alla competenza “una dimensione di trasversalità o di metacognizione”.
Tra le abilità, invece, assume un ruolo rilevante la capacità relazionale, poiché la relazione, che è costituita dall’interazione e dalla transazione, è premessa fondamentale in ogni rapporto e conduce al reciproco riconoscimento. Anche la comunicazione deve costituire un’abilità dell’educatore per gli adulti poiché, attraverso una comunicazione competente, egli dovrà stabilire un’interazione di proficua reciprocità.
Nella seconda parte del testo vengono poi definiti i campi di azione in cui si muove l’educatore degli adulti.
Si passa dunque, alla progettazione di interventi formativi rivolti agli adulti, che vede l’educatore impegnato a trasformare in “azione formativa intenzionale la capacità che ogni soggetto pubblico o privato ha di inserirsi nel processo di trasformazione e di cambiamento della società, organizzando un sistema funzionale alle modificazioni attese”.
Tra le strategie da mettere in atto in un progetto di educazione per gli adulti, ritroviamo la “individualizzazione” e la “personalizzazione” dell’intervento educativo. La prima prende in carico la categoria della diversità di ogni essere umano, riconoscendogli la sua unicità ed irripetibilità. L’individualizzazione dell’intervento educativo non mira alla creazione di un rapporto di esclusività, bensì alla possibilità di attuare un cambiamento a livello individuale per il conseguimento di obiettivi comuni.
La personalizzazione , invece, “si fonda sulla centralità del soggetto e sul ruolo attivo nel definire il proprio percorso di formazione e nel pianificare le metodologie di accesso alla costruzione del sapere” (p. 149). La personalizzazione dell’offerta formativa consente di considerare il soggetto nelle sue peculiarità, nella sua globalità e nella sua personale realtà complessa.
Individualizzare e personalizzare un’esperienza formativa, dunque, significa permettere al soggetto di costruirsi nuovi spazi di significato e quindi di cambiamento di sé con se stesso e con la realtà in cui è inserito, superando il conflitto tra istanze personali e ragioni sociali.
“La formazione rappresenta l’ambito di riconoscimento e di sviluppo delle aree di eccellenza di un individuo, per consentire di elaborare e potenziare le aree privilegiate su cui innestare percorsi fecondi, spendibili nella società o fruibili singolarmente” (p. 151).
L’autrice fa riferimento anche ad altre tecniche d’intervento di cui può avvalersi l’educatore nella costruzione di un progetto educativo nell’ambito dell’educazione permanente. Oltre a quelle già citate, ritroviamo il mastery learning, il problem solving, l’empowerment, le tecniche di gruppo, il cooperative learning, l’apprendimento organizzativo e la formazione a distanza.
L’ultima parte del testo è dedicata ad esperienze pratiche nell’ambito dell’educazione degli adulti; vengono riportate altresì indicazioni inerenti il metodo della clinica della formazione e il metodo autobiografico.

Il testo, nella sua globalità, rappresenta un utile “compagno di viaggio” per chi, impegnato nel difficile e delicato compito di educatore degli adulti, deve saper gestire in forma competente percorsi formativi delicati e complessi proprio perché riferiti a un soggetto, l’adulto, oggi sempre più coinvolto in situazioni (personali e professionali) da rinnovare e ripensare quotidianamente.

 

 

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