RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2 / N.6 - 30 ottobre 2006 - Orientamento ed educazione degli adulti
 

INDICE

 

 

 

 

RECENSIONI

OREFICE P., La ricerca azione partecipativa. Teorie e pratiche. La creazione dei saperi nell'educazione ambientale degli adulti in Europa e nello sviluppo umano internazionale, Vol.II, Napoli, Liguori, 2006

di Giovanna Del Gobbo

Ricerca della relazione e ricerca dell’unitarietà, relazione tra i saperi e unitarietà dell’apprendimento,  sono espressioni chiave che attraversano anche questo secondo volume dedicato da Paolo Orefice ad una profonda riflessione sul valore scientifico di una metodologia come la ricerca azione partecipativa. Il contesto si allarga e si precisa in una logica di creazione dei saperi e sviluppo umano locale: questioni attuali e prioritarie, che richiedono adeguati approcci teorici e metodologici e richiamano una riflessione su complesse dimensioni della professione dell’operatore per lo sviluppo locale.


È ormai internazionalmente riconosciuto che uno sviluppo locale, democratico e basato sulla valorizzazione delle risorse e le culture del territorio, è fondamentale per raggiungere uno sviluppo umano globale e sostenibile.  Tuttavia, nei Paesi sia del Nord che del Sud del mondo, le politiche nazionali di sviluppo umano fondate su modelli di governance democratica e partecipativa, su un’idea di sviluppo economico equo e sostenibile, sulla coesione sociale, sulla valorizzazione del territorio e delle culture locali, sulla partecipazione attiva delle donne, spesso rimangono orientamenti solo formali e generici, per la difficoltà di tradurre tutto ciò in politiche e programmi coerenti, sia a livello nazionale che locale.
Il volume di Paolo Orefice consente di ricondurre il problema all’interno di una riflessione teorica e metodologica, sottolinea l’esigenza di un approccio nuovo e interdisciplinare per affrontare la questione dello sviluppo: non più ricondotto solo a settori quali l’economia, le scienze politiche, il diritto, o le  scienze del territorio, ma capace di servirsi dei diversi saperi che sicuramente, ma non esclusivamente da queste discipline provengono, in funzione dell’obiettivo proprio dello sviluppo, ovvero dare risposta alla domanda di benessere di tutti i cittadini. Una risposta che nella Società della Conoscenza non può prescindere dal fondamentale ruolo che assume l’investimento sulla risorsa umana e sul suo potenziale per un reale sviluppo endogeno sostenibile. 
La vita  dei gruppi umani del pianeta, organizzati in  società  che hanno espresso una propria cultura, è segnata dai  sistemi di conoscenze che essi hanno prodotto, legittimato, conservato e trasmesso: i sistemi di saperi, individuali e collettivi, con pesi e dinamiche diverse, ma intrecciate, alimentano le forme di sviluppo proprie del gruppo umano che li adotta, ne assicurano le articolazioni sociali, economiche e culturali e regolano la distribuzione del potere all’interno del gruppo stesso. È attraverso questo sistema dei saperi che si costruisce il senso di identità  e di appartenenza, si acquisisce la possibilità di riconoscersi e di essere riconosciuto: sistema dei saperi che trova espressione e concretezza nei prodotti materiali e nei prodotti ideali: dimensioni strettamente connesse e sono parti costitutive del processo formativo. I saperi che alimentano l’ulteriore produzione materiale si concretizzano in prodotti tecnologici che attraverso il loro uso attivano l’espansione degli stessi saperi da cui sono nati e rappresentano la “materia” su cui prende forma il soggetto nel suo formarsi. Produzione ideale e produzione materiale di cultura, in un processo di reciproca e continua  influenza, sono alla base dei cambiamenti delle culture e delle società. Se si considera,  quindi, che la conoscenza di cui dispone un determinato gruppo umano ne  governa  lo sviluppo in quanto reale e concreto  sistema di saperi su cui poggia la struttura e la dinamica  della società in questione, si comprende come un arricchimento di conoscenze migliori lo sviluppo di un gruppo umano solo nella misura in cui queste si collegano al sistema di saperi del gruppo stesso e, quindi, non annullano, ma espandono la sua produzione ideale e materiale,  liberandone le potenzialità di autoespressione e di creatività individuale e collettiva.
Queste sono considerazione che derivano da una lettura dello sviluppo come dimensione legata al processo formativo del soggetto, individuale e collettivo, che nella sua autopoiesi si forma a partire dalla valorizzazione in chiave adattiva del proprio potenziale di conoscenza. Ma sono anche considerazioni in base alle quale assume un profondo significato il riconoscimento della RAP come metodologia in grado di valorizzare e re-interpretare i propri saperi, i saperi dell’ambiente, i saperi locali, per la creazione di nuova conoscenza.
Cos’, in questo secondo volume, l’Autore ha raccolto e presentato esperienze di ricerca azione partecipativa, in  reali e diversificati contesti di applicazione, dal’educazione degli adulti alla cooperazione allo sviluppo, dimostrando come questa metodologia di lavoro può sostenere quella fondamentale relazione tra saperi, realizzare la connessione tra i  saperi contenuti della realtà da esplorare,  custoditi nei patrimoni ambientali e culturali,  i saperi tecnici o disciplinari e i saperi dei soggetti,  per realizzare azioni di trasformazione della realtà medesima.
Particolare rilievo assume la presentazione della metodologia della ricerca azione partecipativa come  riferimento fondamentale nelle strategie di costruzione e realizzazione dei sistemi educativi transnazionali, nazionali e locali, dove la rete degli operatori e l'integrazione degli interventi sono la condizione per  l'obiettivo dell'apprendimento permanente della popolazione. “I beni ambientali - naturali, sociali e culturali – sono una risorsa preziosa del lifelong learning nell’Europa della conoscenza per la valorizzazione delle diversità e per la costruzione di identità locali aperte nella popolazione europea”: da questo assunto scaturisce la presentazione, nella prima parte del volume, di esperienze volte a sostenere la produzione delle conoscenze nel rapporto con l’ambiente. Si tratta di tre progetti, uno nazionale e due transnazionali, all’interno dei quali la RAP si coniuga all’educazione degli adulti.
Nella seconda parte del volume, la RAP viene considerata come metodologia di lavoro in progetti di cooperazione allo sviluppo.
Vengono evidenziate alcune caratteristiche della ricerca azione partecipativa che consentono di comprenderne più chiaramente il significato nell’ambito della cooperazione allo sviluppo. Presupposto dell’intervento di ricerca è che il problema, che reclama comunque un’azione conoscitiva, ha origine nella stessa comunità che necessita dell’intervento e il fine ultimo della ricerca è la trasformazione di quelle condizioni che hanno determinato l’insorgere del problema, o meglio è offrire la possibilità ai destinatari dell’intervento di “costruire” le conoscenze necessarie per cambiare la situazione. La ricerca azione partecipativa implica inoltre la partecipazione attiva e totale di quanti sono interessati al processo, che proprio attraverso questa partecipazione devono accrescere la consapevolezza delle proprie capacità e risorse e di dare un supporto alla loro mobilitazione e organizzazione.
La ricerca azione partecipativa, in questo senso non solo consente di rendere l’intervento di cooperazione maggiormente rispondente ai bisogni della popolazione locale, che ha partecipato “politicamente” al processo di costruzione dell’intervento, ma proprio in virtù di questa partecipazione e di questa co-costruzione, consente di sostenere l’acquisizione di capacità di interpretazione, di analisi, che innestandosi sui precedenti schemi mentali di approccio alla realtà, possono garantire l’elaborazione di nuove conoscenze e nuove forme per rapportarsi alla realtà ambientale, che andranno a integrare, sostituire, per renderle più “viabili” le precedenti costruzioni conoscitive. Non si tratta di trasmettere saperi o imporre relazioni, ma di sostenere il procedere naturale della conoscenza che di fronte ad un problema ambientale è chiamata a trovare risposte più adeguate: in questo senso la ricerca azione partecipativa contro ogni esperienza educativa o azione, che aliena e separa il soggetto da se stesso, dal suo sistema di saperi, dalla sua realtà ambientale e dagli altri, ne ricompone il rapporto, sostine la costruzione o ricostruzione di relazioni. Questa metodologia si configura così, soprattutto se utilizzata nei contesti di cooperazione allo sviluppo come un'attività integrata che riunisce indagine sociale, attività di formazione ed azione, lavoro ed azione educativa.
La cooperazione allo sviluppo non è del resto un’operazione asettica, ma “sporca”, di emozioni, sensazioni, vissuti, “costretta”, se vuole essere efficace, a comprendere punti di vista diversi, saperli valutare e da questi partire. La partecipazione implica la relazione, la costruzione condivisa di percorsi; implica la ricerca di soluzioni e la decisione in merito alle azioni da intraprendere.
La centralità della domanda di formazione attraversa, dunque, sia la prima che la seconda parte del volume, così come un costante richiamo alla professionalità dell’operatore dello sviluppo umano: mediatore e negoziatore, facilitatre e attivatore di risorse e processi di sviluppo, realizzatore di buone teorie e buone pratiche, ascoltatore di saperi d’uso  e comunicatore i saperi, connettore e amplificatore. Una professionalità complessa, che Paolo Orefice contribuisce a mettere a problematizzare e a sollecitare.

 

 

 

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