RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2 / N.6 - 30 ottobre 2006 - Orientamento ed educazione degli adulti
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

L'orientamento degli adulti e gli stereotipi occupazionali legati al genere.

Alessandro Rizzo

L’orientamento e il genere. La funzione dell’orientamento è fondamentale nella prospettiva di rendere i sistemi educativi reali strumenti di promozione sociale, nello specifico per ciò che concerne i diversi fenomeni di segmentazione/segregazione (sociale, culturale, di genere, ecc.).
Molta parte della riflessione proposta in ambito scientifico sull’educazione degli adulti e sull’orientamento ha preso e prende le mosse da elementi individuati in sede comunitaria: con questi stessi elementi trova visibilità e forma condivisa il mutamento dei modelli dell’educazione e dell’orientamento, recepito a livello istituzionale e reso in forme e pratiche partecipate.
Tali forme sono centrate sui concetti e sulle dinamiche della facilitazione, della mediazione, dell’accessibilità, sulla centralità del soggetto, anche nei termini di una declinazione degli interventi in relazione alle specifiche caratteristiche di ciascuno (personalizzazione) nota 1.
Si può partire dai concetti di ‘cambiamento’ e di ‘transizione’: essi interessano non solo la sfera professionale ma anche quella più squisitamente personale, biografica (Alberici, 2001). Non è certo facile né forse utile scindere questi due piani, considerata l’importanza che la questione lavorativa riveste per la vita di ciascuno di noi, ed è proprio in questa prospettiva che emerge la rilevanza cruciale della questione dell’orientamento lungo tutto il corso di vita (lifelong guidance): la considerazione degli aspetti ‘personali’, ossia legati alla percezione delle proprie capacità e delle possibilità effettivamente accessibili, implicati nelle scelte e nella definizione di progetti formativi e professionali, riguarda aspetti delicati quanto importanti.
Si tratta della percezione della propria identità, una percezione legata in modo inscindibile alla propria collocazione in un quadro di scelte e opzioni possibili. In tal senso, la prospettiva di genere, con specifico riferimento alla questione degli stereotipi formativi e occupazionali, individua elementi fondamentali per la definizione di scelte consapevoli, che facciano riferimento alla realtà effettiva delle possibilità, non dunque a percezioni stereotipate della realtà, in conseguenza delle quali leggiamo i fenomeni di segmentazione formativa e lavorativa.
Le dinamiche legate al genere nella scelta formativa e professionale, nei processi orientativi, nonché negli stessi percorsi nei sistemi educativi e del lavoro, sono segnati in maniera massiccia da stereotipi legati alle identità di genere, in relazione ai quali alcuni percorsi educativi e alcuni settori lavorativi sarebbero maggiormente ‘adatti’ alla donna o all’uomo, dove tale congruenza viene individuata sulla base di una corrispondenza tra elementi stereotipici delle identità di genere e delle occupazioni lavorative e professionali (i fenomeni di segmentazione di genere sono uno tra i molteplici esempi che è possibile evidenziare in tal senso).
La prospettiva delle competenze per un orientamento attento alle questioni di genere. La tematica delle competenze, certo ampia ed estremamente diversificata, presenta diversi punti di possibile sviluppo per ciò che riguarda la riflessione sull’orientamento, in particolare per ciò che concerne l’orientamento degli adulti, dove si parla sempre più spesso di auto-orientamento (ISFOL, 2005) e di competenze auto-orientative, ossia competenze che permettano all’individuo di orientarsi (e ri-orientarsi, considerate le molteplici transizioni che caratterizzano il corso di vita della contemporaneità) in modo autonomo, consapevole. Si tratta di competenze attinenti, ad esempio, la capacità di lettura dei contesti e delle situazioni, la capacità di accedere e di confrontarsi con la quantità di informazioni disponibili (cfr. Alberici, 2004 e Alberici, Serreri, 2003); la questione del letteratismo e dell’analfabetismo funzionale è tra gli esempi maggiormente pertinenti in tal senso (OECD-OCDE, 2005a, 2000).
La stessa questione delle competenze orientative rimanda, proprio per le dimensioni legate alla scelta che esse implicano, alle dinamiche della definizione dell’identità adulta: in questo spazio si colloca la problematica della percezione sociale e culturale dei profili di competenze legate al genere, spesso fonte di distorsioni e steretipizzazioni. Tali fenomeni hanno una incidenza davvero significativa nelle scelte sia dei soggetti più giovani (ad esempio, nelle scelte dei percorsi di istruzione) che di quelli adulti (a proposito dei cosiddetti stereotipi occupazionali, per i quali si tende ad associare determinate professioni al genere femminile o a quello maschile in base a elementi stereotipicamente definitori delle identità di genere stesse). Si tratta di un campo che comprende le competenze da più punti di vista, ad esempio cognitivo, emotivo, ecc. – un campo che individua implicazioni sociali forse sottovalutate, inerenti l’organizzazione di una cultura e le radici di questa stessa cultura, in relazione specificamente all’organizzazione dei ruoli sociali in un’ottica di genere.
Affermano Gysbers, Heppner e Johnston: “le differenze biologiche dimostrabili fra donne e uomini rimangono scarse, ma le differenze acquisite per apprendimento sono grandi. “Fin dalla nascita”, osservano i tre Autori sulla scorta dei risultati di numerose ricerche, “nel maschio e nella femmina vengono favoriti e sostenuti caratteri e comportamenti diversissimi […]. La vita degli uomini è caratterizzata da una focalizzazione professionale che privilegia le prestazioni e la padronanza in situazioni competitive […]. La vita delle donne invece è caratterizzata da un’attenzione focalizzata sui rapporti e sui legami interpersonali […] che induce molte ragazze ad escludere professioni che, a loro avviso, sottrarrebbero tempo ed energia all’impegno verso la casa e la famiglia. Capire il contesto di genere in cui si colloca il cliente o la cliente è cruciale per un efficace intervento d’orientamento professionale” (Gysbers, Heppner, Johnston, 2001, p. 55).
È interessante approfondire il ruolo che hanno gli stereotipi legati alle identità di genere nella definizione delle scelte educative e lavorative: spesso tali stereotipi influiscono in modo che ci si auto-impedisca di accedere a determinate opportunità. In tal modo, la questione delle pari opportunità può essere articolata declinando gli aspetti economici, sociali e culturali (in essa già compresi) nello spazio delle dinamiche personali riguardanti i percorsi di definizione delle identità adulte, percorsi che si snodano tra la sfera educativa e quella lavorativa, attraverso molteplici transizioni (La Porta, 2004). Si consideri, per esempio, il fenomeno della segregazione formativa, per il quale nelle filiere delle scienze sociali-umanistiche è decisamente più alta la percentuale di donne rispetto a quella degli uomini, mentre nei settori tecnici-scientifici-matematici si riscontra il fenomeno opposto (Cfr. Fig 1 – OECD-OCDE, 2005b).

 

Fig. 1



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È chiaro il legame tra questo fenomeno e le dinamiche di molta parte del mercato del lavoro, nel quale le donne, per citare un solo aspetto della questione, spesso svolgono professioni socialmente poco valorizzate, pur essendo di grande valore ed estremamente qualificate, e in molti casi non congruamente retribuite. Se è vero che anche gli uomini risentono delle dinamiche di auto-limitazione rispetto a determinate opportunità formative e lavorative, è anche vero che il prezzo più alto di questa situazione viene pagato dalle donnenota 2.
La caratterizzazione dei contesti di genere nei quali si articola la vita delle persone produce conseguenze rilevanti per ciò che concerne l’efficacia degli interventi orientativi e l’analisi di tali conseguenze suggerisce numerosi spunti per impostare i processi orientativi. In questa prospettiva Gysbers, Heppner e Johnston propongono di potenziare alcune specifiche caratteristiche al fine di aumentare con la conoscenza l’autenticità delle decisioni: in altri termini, secondo i tre Autori, il consulente d’orientamento è tenuto a mettere in dubbio le convinzioni basate sugli stereotipi di genere e a fornire le conoscenze necessarie ad accrescere l’autenticità delle scelte professionali (Gysbers, Heppner, Johnston, 2001). In tal senso, potrebbe essere auspicabile lavorare al fine di costruire una solida e accessibile base di conoscenza per la progettazione di azioni formative e orientative utili nel contrastare gli effetti deleteri delle influenze stereotipiche eventualmente riscontrate.

 

Riferimenti bibliografici

Alberici, A., Competenze strategiche e dimensioni epistemologiche dell’azione formativa in ISFOL, Apprendimento di competenze strategiche, Franco Angeli, Milano, 2004
Alberici, A., Serreri P., Competenze e formazione in età adulta, Roma, Monolite, 2003
Alberici, A. (a cura di), La parola al soggetto, Guerini Studio, , Milano, 2001
Battistoni, L., (a cura di), I numeri delle donne 2005, Quaderni SPINN, n°17, Roma, 2005
Battistoni L. (a cura di), I numeri delle donne. Partecipazione femminile al mercato del lavoro: caratteri, dinamiche e scenari, Quaderni SPINN, n°4, Roma, 2003
Commissione Europea, Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente, Documento di lavoro dei servizi della Commissione, 2001
ISFOL, Tra orientamento e auto-orientamento, tra formazione e autoformazione, Roma, 2005
ISFOL, L’orientamento in Europa, Grimaldi, A. (a cura di), Franco Angeli, Milano, 2003
Guichard, J., Huteau, M., Psicologia dell’orientamento professionale, Raffaello Cortina, , Milano, 2003
Gysbers, N. C., Heppner, M. J., Johnston, J. A., L’orientamento professionale. Processi, questioni e tecniche,  ITER O.S. Giunti, Firenze, 2001
La Porta, F., L’autoreverse dell’esperienza. Euforie e abbagli della vita flessibile, Bollati Boringhieri, Torino, 2004
OECD-OCDE, Statistics Canada, Learning a Living. Firts results of the Adult Literacy and Life Skills Survey, OECD Publishing, 2005a
OECD-OCDE, Education at a glance 2005, OECD Publishing, 2005b
OECD-OCDE, Education & Skills  2000, Literacy in the Information Age: Final Report of the International Adult Literacy Survey, OECD Publishing, 2000

Note

1 Quale punto di partenza per un’analisi della riflessione sul tema, si può considerare il “Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente” (Commissione Europea, 2001)

2 Per una panoramica sulla situazione in Italia, secondo una chiave di lettura che prende principalmente in considerazione la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro delle donne, cfr. Battistoni, 2005, 2003.

 

 

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