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La domanda di orientamento oggi, in momento di frammentarietà e di forte flessibilità delle proposte lavorative, viene da quei soggetti giovani, donne e uomini che rientrano nella categoria dei lavoratori atipici, che sempre più hanno bisogno di spazi di riflessione e di elaborazione delle esperienze più diverse al fine di individuare un filo unificante, dell’ intrecciarsi dei cambiamenti frequenti di ruolo, di professionalità e di attività senza smarrirsi
Sviluppare la consapevolezza delle competenze possedute, la loro valorizzazione e crescita, la capacità di integrarle nella propria identità professionale permette alle persona di rigiocarsi in nuove prospettive, di immaginare scenari diversi, scoprire inusuali strade percorribili, definire nuove possibilità. In un contesto di crisi e recessione economica l’attenzione dell’orientamento, da una parte, è rivolta ai soggetti per accompagnarli nelle scelte e rafforzarli nella loro progettualità, dall’altra è rivolta alle sedi istituzionali nazionali e territoriali ai servizi e alle organizzazioni per sviluppare spazi di inclusione sociale e di incrocio dinamico tra persone e territorio. Tale visione è parte integrante della attività della Associazione CORA (Centri Orientamento Retravailler Associati ) che ispiratasi alla metodologia Retravailler opera sul territorio italiano dal 1986.
Il metodo Retravailler è nato in Francia negli anni ‘70 per volontà della sociologa Evelyn Sullerot per favorire il reinserimento delle donne (“returners o rentrantes”), che dopo essere uscite dal mondo del lavoro per occuparsi dei figli e della famiglia desideravano ricostruirsi una vita professionale. Il progetto nasceva sotto auspici favorevoli, poiché in Francia il mercato del lavoro offriva in quel momento opportunità e possibilità.
La domanda di inserimento delle donne si rivolge come primo momento alla formazione professionale, modello fortemente tecnico e standardizzato,il cui approccio non era più in grado di affrontare e rispondere alle problematiche psicologiche, affettive e di apprendimento delle donne in rientro, lontane da questi processi da molto tempo. Queste, dunque, impreparate ad affrontare i cambiamenti richiesti, inconsapevoli delle proprie risorse ed attitudini e non sorrette da una motivazione forte e consapevole , vedevano fallire i primi tentativi di inserimento e abbandonando per sempre il progetto.
La sociologa Evelyn Sullerot partendo dall’analisi approfondita di questa realtà, sorretta dalla certezza che la donna, per la sua emancipazione, avesse bisogno di essere inserita nel lavoro, ha immaginato e costruito un percorso di orientamento formativo-educativo di carattere psicosociale, centrato sul processo di conoscenza di sé e delle proprie motivazioni, sullo sviluppo della propria autonomia, e sulla conoscenza del contesto socio-lavorativo di riferimento.
L’obiettivo di tale processo è stato di offrir un percorso e un sostegno per la riattivazione e lo sviluppo di potenzialità e attitudini, riattivazione e lo sviluppo di potenzialità e attitudini, finalizzato alla valorizzazione delle competenze e al reinserimento professionale.
Il percorso di orientamento si realizzava attraverso momenti fortemente strutturati tra l’individuo e il gruppo
conoscenza di sé,
conoscenza delle strategie e tecniche di ricerca,
definizione di un progetto
accompagnamento nella fase di ricerca del lavoro (suivi)
Il gruppo, infatti, mutuato dalle teorie rogersiane e di Kurt Lewin, nel metodo Retravailler, è considerato una risorsa insostituibile, strumento privilegiato per attivare capacità decisionali, dinamiche di scambio, di sostegno e di rispecchiamento di un’immagine positiva di sé.
Le attività richiedono una presenza in aula di circa un 120 ore, guidate da una consulente di orientamento e da una consulente professionale durante le quali, attraverso esercizi individuali e di gruppo, proposti in forma ludica, si possano innescare dinamiche di apprendimento, riattivare abilità dimenticate, valutare potenzialità.
La donna protagonista del proprio percorso di orientamento riconosce a se stessa un potere personale sugli eventi trasformando i bisogni emersi in obiettivi da raggiungere e in progetto da realizzare nel corso del tempo.
La metodologia Retravailler si interseca con la metodologia dell’ A.D.V.P. (Activation du développement vocationel et personel) elaborata nell’Università canadese di Laval, finalizzata alle attività di orientamento scolastico, diffusasi in Europa negli anni ‘70 centrata su un approccio esperienziale, educativo e sociale come supporto al processo decisionale e di scelta individuale e sostegno alla progettualità
Secondo l’ADVP il processo di scelta ha bisogno di quattro passaggi in cui il desiderio, il sogno si confrontano con la realtà soggettiva e oggettiva e ne accettano possibilità e vincoli:
Questo metodo pensato per le donne adulte disoccupate è stato successivamente adattato per altre tipologie di soggetti e ha avuto una larga diffusione in Europa dando vita alla rete dei centri Retravailler EWA (Europe Work Action).
In Italia il primo centro che si ispira alla metodologia Retravailler nasce a Milano nel 1986 con l’intento di diffondere la cultura e la pratica di un orientamento formativo-esperienziale.
In breve tempo nascono centri territoriali in molte province italiane e nel 1992 è nata la Rete C.O.R.A. (Centri di Orientamento Retravailler Associati) luogo di scambio di esperienze e buone pratiche, di rielaborazione di principi e metodi, di riflessione sulla pratica quotidiana senza la quale non è dato apprendimento e appropriazione del proprio vissuto.
Fin da questo primo momento, l’approccio orientativo dei Centri C.O.R.A si è incentrato sul dibattito e la riflessione sull’identità, sulle esperienze e sui saperi femminili e sul valore specifico di genere; donne e uomini segnati dai diversi percorsi di vita e di ruoli sociali e familiari. Al centro, dunque, delle attività di orientamento ci sono persone globali soggetti sessuati, donne e uomini, unici nella loro individualità, caratterizzati da emozioni e relazioni, e dalle soggettive rappresentazioni.
Oggi l’attività orientativa di Cora è impegnata, nella logica delle Pari Opportunità, non solo a promuovere l’occupazione femminile, ma a rimuovere stereotipi e meccanismi discriminatori che rallentano la piena realizzazione professionale delle donne, a diffondere la cultura della “conciliazione di ruoli per una ripartizione equilibrata delle opportunità dei vincoli e delle responsabilità tra uomini e donne sia nella vita familiare sia nella vita sociale”.
I principi fondanti emanazione diretta del metodo Retravailler si sono arricchiti nel tempo modificandosi con ulteriori apporti derivanti dalla commistione con processi orientativi di altro tipo. Cruciali sono stati i contributi derivanti dalla narrazione delle storie di vita, il metodo della psicosocianalisi ,della comunicazione e dell’approccio transazionale.
L’orientamento,secondo CORA, è il punto di snodo tra diverse variabili che hanno a che vedere con una realtà che non si presenta più in maniera unidimensionale ma come organizzazione mutante e complessa, sia a livello individuale, che a livello sociale che istituzionale.
Dal punto di vista operativo l’attività si svolge contemporaneamente e per fasi a seconda dei soggetti presi in considerazione (individui e istituzioni); rispetto all’individuo la consulente di orientamento si assume la responsabilità di organizzare un setting in cui la persona ha la possibilità di percorrere un iter protetto attraverso il quale è messa in condizione di passare da un iniziale stato di smarrimento ad un livello di consapevolezza di sé e delle proprie possibilità più reali (colloquio individuale e lavoro di gruppo).
Contemporaneamente la consulente si attiva verso le istituzioni per conoscere, identificare e monitorare possibili percorsi occupazionali, svolgendo rispetto a queste una funzione di stimolo allorquando vengono rilevati insufficienze, incoerenze e barriere verso i soggetti che definiamo deboli. Queste funzioni vengono portati avanti attraverso interventi nella Pubblica Amministrazione e partecipazione a progetti europei.
In sintesi l'Orientamento per Cora è un processo di appropriazione di un modo di rapportarsi alla realtà in maniera autonoma e responsabile negoziando con questa desideri, progetti, competenze: dall’orientamento all’autorientamento in un contesto denso di difficoltà, ma che si vorrebbe essere in grado di valorizzare le differenze delle quali ognuno è portatore.
Attualmente i Centri della Rete CORA hanno differenziato le azioni formative in relazione ai bisogni e alle richieste di soggetti estremamente eterogenei.
Oltre alle d
onne adulte in reinserimento lavorativo, i Centri hanno rivolto i loro interventi a:
I Centri si pongono in primo luogo come Agenzie di orientamento e formazione organizzando, promuovendo e conducendo attività quali:
A seguito di un lavoro triennale di partnership europeo (Anno 1995/98. Titolarità del Progetto Now-Ariane - «Valorizzazione e riconoscimento delle competenze personali e professionali delle donne in Europa – l’individualizzazione dei percorsi formativi» con l’Union de Associations Retravailler Francia e Centro Retravailler Belgio), e tenendo d’occhio la riflessione attuale sul rapporto tra competenze, storia di genere e contesto di appartenenza, Cora ha maturato un’esperienza specifica nell’utilizzo dello strumento dei “bilanci di competenze” con una particolare attenzione al rapporto tra competenze, ricostruzione dei percorsi femminili e maturazione di competenze trasversali.
Bibliografia
Sullerot E., La femme dans le monde moderne, Hachette, Paris, 1970
Sullerot E., Les française au travail, Hachette, Paris, 1973
Périer J., Retravailler: un metodo da vivere, IQuaderni di Cora, Roma, 2004
Pelletie D. e Bujold R., Pour une approche éducative en orientation, Morin, Quebec, 1984
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