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L’ Università Popolare Urbana (UPU) è stata concepita all’interno delle attività di rete fra movimenti sociali e associazioni per il diritto alla casa (in Italia l’Unione Inquilini) che hanno portato alla nascita dell’ Alleanza Internazionale degli Abitanti (www.habitants.org/IAI/) nel gennaio 2004, nel contesto del quarto Forum Sociale Mondiale svoltosi a Mumbai (India). Nonostante sia una città importante dal punto di vista finanziario e tecnologico, più della metà della popolazione di Mumbai vive in suburbi e territori occupati (più di due milioni di persone vivono in strada); un inizio simbolico e una grande sfida per la meta numero 11 del settimo fra gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, ovvero il raggiungimento di miglioramenti significativi nella vita di almeno 100 milioni di persone che vivono in zone emarginate entro il 2020.
Nell’ultimo decennio le attività di rete promosse dai movimenti sociali, così come i processi di confronto e collaborazione come i Forum Sociali Tematici, Regionali e Mondiali (a partire da gennaio del 2001), si sono concentrati sulla necessità di superare la rigida divisione fra teoria e pratica (Santos 2003) e permettere così agli attivisti sociali di mettere in relazione le dimensioni della ricerca, della formazione e dell’azione all’interno delle strategie volte a favorire cambiamenti socio-economici e politici. Esiste una crescente consapevolezza del fatto che i movimenti sociali stanno producendo nuovi agenti sociali e nuove pratiche, e che, contestualmente, si assista ad un crescente divario fra la teoria e la pratica. L’Università Popolare Urbana nasce per utilizzare al meglio le opportunità di scambi interculturali utili a ricucire tale separazione e a formare nuove figure in grado di agire all’interno dei movimenti sociali in modo riflessivo e innovativo.
Due sono le priorità identificate:
Nelle parole di Edmund O’Sullivan, ”abbiamo bisogno di una resistenza educativa che si muova verso la critica culturale”. Questa attitudine prende in considerazione l’evidenza che il potere delle organizzazioni dipende dalla loro posizione in relazione alle fonti della conoscenza ed alle proprie capacità di comprendere e attuare tali conoscenze, e allo stesso tempo dal fatto che non esiste una fonte privilegiata di informazione: anche la conoscenza è rappresentabile come un flusso (Castells 1994), e apprendere nei contesti sociali contribuisce all’accesso alla conoscenza e a modificare allo stesso tempo la maniera in cui essa fluisce. Ciò è particolarmente rilevante per le politiche urbane: un argomento su cui scarseggia informazione adeguata e che, a livello globale, sta soffrendo una crisi di informazione che colpisce le capacità di sviluppo di molte città, e che ostacola la capacità di analizzare e promuovere politiche efficaci, secondo l’Osservatorio Urbano Globale della genzia delle Nazioni Unite HABITAT.
Tanto per cominciare, esiste il bisogno di discutere la matrice di pensiero che costituisce il quadro di riferimento e la visione dominante del mondo, visione radicata nel pensiero europeo occidentale; una visione del mondo che vede la natura come espressione di forze meccaniche, con un’attenzione prevalente per la dimensione individuale a scapito di quella collettiva. Per Santos (2001) i flussi economici hanno ridotto la varietà e la ricchezza delle agenzie sociali a enti docili e individualistici, nessuno dei quali è capace di sostenere pratiche sociali basate sulla conoscenza come forza liberatrice. Non a caso, lo stesso Santos sta promuovendo un progetto di costituzione di una Università Popolare dei Movimenti Sociali (www.ces.uc.pt) in linea con la sfida lanciata nel terzo Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre. La UPU sta già partecipando a questa “rete di reti”, impegnata a rafforzare scambi tra ricercatori e movimenti sociali che appartengono a differenti aree di lavoro (nell’ambito di quella che Santos chiama “sociologia della traduzione”).
Un altro progetto significativo è quello dell’Università del Bene Comune, organizzata in quattro facoltà (alterità, mondialità, creatività, acqua), che recentemente ha iniziato i primi corsi centrati sulla problematica dell’acqua (prima ad Abano e ora in Puglia), un’iniziativa promossa da Riccardo Petrella (www.ssc.ruc.dk/federico/ucg.htm).
Una seconda dimensione dell’educazione critica si riferisce all’affermazione di Marshall Mc Luhan: ”...non so chi ha scoperto l’acqua, ma di sicuro non sono stati i pesci”. Allo stesso modo dei pesci nell’acqua, gli esseri umani stanno assistendo ad una saturazione dell’informazione senza precedenti, un tipo di conoscenza che non ci rende necessariamente esseri più consapevoli. L’informazione viene frequentemente disconnessa dalla sua utilità. Come è stato notato da León, Burch e Tamayo (2001), per trasformare il flusso di informazione in conoscenza utile per lo sviluppo delle organizzazioni, ciò che risulta essere più importante, più che contrattare esperti, è formare le persone che hanno una visione chiara dei propositi dell’organizzazione, per monitorare e identificare l’informazione utile, dirigendola alla gente nei modi e tempi adeguati. I divari e le differenze relative all’informazione stanno assumendo lo stesso ruolo cruciale che ha, per la nostra sopravvivenza a lungo termine, la biodiversità.
L’esame critico delle relazioni di potere è la terza dimensione essenziale per un apprendimento orientato al cambiamento. per fare un esempio, la decostruzione critica del patriarcato è un compito urgente di (dis)apprendimento per affrontare gli effetti distruttivi che il patriarcato e le profonde strutture di potere hanno sulle classi e i generi nelle società contemporanee. Le problematiche della casa e dell’habitat riguardano lotte attuali che rendono particolarmente evidente questa tensione e le relazioni di potere. Proprio queste problematiche possono fornire le basi per un processo trasformatore e critico di (dis)apprendimento. Come è stato notato da Schugurensky (2002), la maggioranza degli esperti in pianificazione urbana locale, dei funzionari comunali, delle organizzazioni comunitarie e, spesso, dei partecipanti ai processi di consultazione e democrazia diretta urbana non percepiscono il potenziale pedagogico della democrazia partecipativa.
In questa prospettiva, le pratiche di democrazia partecipativa e di apprendimento critico e trasformatore si iscrivono nel quadro della Agenda 21 della Cultura (Barcellona, 8 maggio 2004) con la quale i governi locali riconoscono che i diritti culturali formano parte indissociabile dei diritti umani, prendendo come riferimento principale la Dichiarazione dei Diritti Umani (1948), il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (1966) e la Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale della UNESCO (2001). In tal senso, si ratifica che la libertà culturale degli individui e delle comunità risulta essere condizione essenziale della democrazia.
E’ così che il lavoro dell’Alleanza Internazionale degli Abitanti si collega a quello per promuovere lo sviluppo di forme di “valutazione di impatto culturale” per considerare, con carattere precettivo, le iniziative pubbliche o private che implichino cambiamenti significativi nella vita sociale e culturale delle città. Come considerare i parametri sociali e culturali nella gestione urbanistica e in tutta la pianificazione urbanistica e territoriale?
L’Alleanza Internazionale degli Abitanti (AIA) cerca di rispondere a questo scenario attraverso la promozione di una Università Popolare Urbana con funzioni molteplici e complementari:
I primi passi
Nel giugno del 2004 AIA ha lanciato un processo di consulta delle organizzazioni membre e amiche, con tre momenti intermedi di revisione: del Forum Sociale delle Americhe (FSA), a Quito (luglio 2004), Forum Urbano Mondiale (FUM) a Barcellona (settembre 2004), e quinta edizione del Forum Sociale Mondiale a Porto Alegre (gennaio 2005). Il processo comprendeva:
Inoltre, interviste e focus group vennero effettuati in Equador, Belgio, Bulgaria e Italia. In questa fase, fu analizzata una quantità considerevole di documenti e di relazioni su progetti di formazione, tra cui "Formation Citoyennes et de leaders sociaux" (FPH), "Proposta educativa di formazione e abilitazione" (PROCAM), "Pratiques Croisées pour la gestion participative des villes. Proposition méthodologique pour un module de formation" (Periferia/Participatie).
Una prima bozza per la UPU fu presentata e dibattuta durante l’incontro dell’AIA a Quito, nel Forum Urbano in occasione del Forum Sociale delle Americhe (luglio 2004). La proposta venne poi falizzata in occasione dell’incontro dell’AIA nell’ambito del Forum Urbano Mondiale a Barcellona (settembre 2004). La Quinta edizione del Forum Sociale Mondiale (Porto Alegre, gennaio 2005) è stata l’occasione per condividere e portare a termine alcune proposte e strumenti di lavoro, e per partecipare alle attività dell’Università Popolare dei Movimenti Sociali/Rete delle Conoscenze. Il Ministero della Casa e degli Affari Sociali del Governo Basco ha deciso di sostenere la realizzazione di uno studio di fattibilità in merito alla UPU e un primo corso regionale a carattere sperimentale che ha avuto luogo a Buenos Aires in collaborazione con la Facoltà di Scienze Sociali, l’Itituto Gino Germani e l’Istituto Superiore “Octubre”.
Valutazione delle aree di apprendimento dell’aia
Allo scopo d’ottenere una migliore conoscenza delle aspettative dei membri e dei collaboratori circa il progetto UPU, è stato distribuito e inserito nel sito web (www.habitants.org/IAI/ in inglese, francese e spagnolo) un questionario. Le prime undici risposte permettono di realizzare un’analisi preliminare delle questioni percepite come fondamentali.
Sebbene siano arrivate risposte anche dall’Asia, dall’Africa e dall’Europa, fino ad ora sono fondamentalmente le organizzazioni dell’America Latina quelle che hanno contribuito con le loro opinioni attraverso il contributo di sette membri e amici: COHRE America (Centro Sfratti e Diritto all’Alloggio), CONAM (Confederazione delle Associazioni degli Abitanti, Brasile), CUP (Consiglio di Unità Popolare, Repubblica Domenicana), FEDEVI (Argentina), GIU (Gruppo de Iniziative Urbane, Perù), TIAU (Laboratorio di Indagine e Azione Urbana, Argentina), UCISV-Pobladores AC (Messico). Il questionario, inoltre, è stato completato da CERPAC (Senegal), Hábitat e Partecipazione (Belgio), Centre for Positive Future (Filippine) e Shelter for the Poor (Bangladesh).
La prima valutazione da parte delle organizzazioni consultate da AIA riguardo alle priorità dell’UPU indica le seguenti cinque aree focali per la ricerca e l’apprendimento:
Fino ad ora, i profili di formatori raccolti dall’Asia, dall’Europa orientale e occidentale, dall’Africa, dall’America Latina forniscono un’ampia gamma di competenze, in grado di rafforzare o creare reti significative negli ambiti di ricerca e di educazione delineate dalle organizzazioni contattate da AIA.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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