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“Le storie di vita sono e fanno formazione, per un obiettivo autoconoscitivo e trasformativo. Ogni biografia o ogni autobiografia è il testo di una vita, il libro scritto quotidianamente senza accorgersene, con gli altri, che equivale al tracciato che appartiene ad una storia di formazione. L’esercizio della riflessività che si determina nel discutere, non da soli, sulle proprie storie di formazione produce pratiche trasformative mediante la variazione dei punti di vista, la presa di distanza affettiva, i distacchi dal proprio passato, dal presente, dallo stesso futuro.” Duccio Demetrio introduce così il libro scritto da Peter Alheit e Stefania Bergamini Storie di vita. Metodologia di ricerca per le scienze sociali, edito da Guerini Studio.
Il volume, dedicato a studenti e a ricercatori, è un testo pratico, con il quale gli Autori, studiosi dell’Educazione degli Adulti, presentano un percorso metodologico sulle storie di vita, allo scopo di fornire indicazioni operative e chiare sia dal punto di vista della raccolta di biografie sia da quello dell’analisi dell’elaborazione dei dati, senza perdere di vista i fondamenti teorici, su cui si basa la ricerca qualitativa, indispensabili per la ricerca sociale e l’Educazione degli Adulti.
Tutte le storie di vita sono e fanno formazione, per un obiettivo autoconoscitivo e per uno trasformativo. Dalla narrazione, scritta o raccolta oralmente dal ricercatore, il soggetto narrante deve raccogliere quanto più lo ha segnato (amore, lutto, trasgressione), generando situazioni che lo hanno condotto ad apprendere qualche cosa di più che prima non sapesse della vita e del mondo.
A questo proposito Duccio Demetrio sostiene che “il racconto di storie di vita attiva un circolo virtuoso esistenziale ed ermeneutico che si realizza e costruisce un sistema di rilevazione e di svelamento empirico, fondato sulla parola detta, scritta, ritrascritta e restituita al narratore, la cui storia di formazione (pedagogica) prende forma progressivamente e dà vita a un processo di autocognizione” (p.13). Un percorso di questo tipo, secondo lo Studioso, permette di passare dalla dimensione della ricerca a quella formativa, che già aveva iniziato a delinearsi durante il colloquio autobiografico.
Demetrio sostiene che l’esercizio della riflessività, che si determina nel discutere con altri la propria storia di formazione, produca pratiche formative/trasformative, mediante la variazione dei punti vista, la presa di distanza affettiva, i distacchi dal proprio passato, dal presente e dal futuro. Questa tesi è condivisa da Bernard Honorè, il quale afferma che la riflessione sulla propria storia di vita è determinante per l’effettivo compiersi di un processo formativo, il quale raggiunge a livelli crescenti di complessità un esito triplice, attraverso tre momenti: quello dell’autoriflessività, quello della spiegazione e quello della metaspiegazione. Attraverso questi tre momenti il soggetto è in grado di elaborare la propria storia, riviverla individuando eventi importanti, che l’hanno segnata e trasformata, e contestualizzarla in un certo momento e luogo della sua vita (p.14).
Per raccogliere una storia di vita è necessario avvalersi di tecniche qualitative e una può essere quella dell’intervista narrativa, che permette al ricercatore di studiare l’analisi del testo: questo è un metodo qualitativo utilizzato nella ricerca sociale e nella formazione. Alheit e Bergamini, nel volere approfondire i metodi qualitativi nella ricerca, hanno presentato al lettore lo studio della metodologia delle storie di vita.
Il volume, diviso in due parti, presenta nella prima i principi teorici che hanno guidato e guidano la ricerca biografica e le linee guida che presiedono la raccolta delle storie di vita, attraverso lo strumento dell’intervista narrativa e il loro studio per mezzo dell’analisi del testo.
Le storie di vita hanno la caratteristica di mostrare in concreto l’azione delle strutture sociali e sono il modello ideale dell’intreccio a rete di strutture sociali ed eventi contingenti.
Una biografia, sostiene Alheit, è una struttura sociale determinata, che viene messa in atto dagli individui, procede per fasi e queste seguono essenzialmente uno sviluppo cronologico. Secondo gli Autori le biografie comprendono sia eventi contingenti che strutture sociali. La prospettiva soggettiva ed oggettiva, sono integrate a livello dell’azione concreta, attraverso una ricostruzione teorica.
L’esperienza è una dimensione di memoria autobiografica che può venire modificata, ma al tempo stesso è l’espressione e la componente di uno specifico mondo storico e di una determinata vita sociale. Ogni evento possiede una pre-storia e una storia di effetti successivi; qualsiasi ricordo di un’esperienza o evento ha lasciato nel soggetto un’impronta e fa riferimento a cambiamenti nel sé del narratore.
Nel primo capitolo del volume Alheit e Bergamini citano Fritz Schutze e il suo studio del 1884 dedicato a fondamenti teorici, in cui ha parlato di configurazioni cognitive delle narrazioni autobiografiche spontanee, associando quattro aspetti: personaggi ed eventi della biografia, aggregazione di eventi nell’esperienza, il contesto sociale, lo schema complessivo della storia di vita (p.34).
Schutze nel contesto fornito dal metodo narrativo della raccolta dati sostiene che “si deve tener conto dei condizionamenti socio-strutturali e del coinvolgimento partecipativo di individui e di unità sociali nella costruzione di tali influenze, con l’impiego di configurazioni di percorsi di vita collettiva” ( p.39). Secondo i due Autori il contributo dello Studioso ha dimostrato un avanzamento della ricerca in campo educativo, poiché da un punto di vista operativo ha tracciato la prospettiva da cui i protagonisti delle storie vedono la loro situazione e ha descritto un metodo d’intervento per coloro che si occupano di ricerca sociale.
Conoscere le biografie è un potenziale per cambiare le strutture; la conoscenza può essere cambiamento solo se è conoscenza biografica. Alheit nella sua opera ha parlato di biograficità, definendola come una situazione in cui le persone possono ridisegnare sempre di nuovo i contorni della propria vita nei contesti specifici in cui devono viverla, e che sperimentano questi contesti come modellabili e progettabili. “Le persone scoprono la biograficità attraverso le biografie di esseri esistenti nel cambiamento ( p. 42)”.
Gli Autori nel capitolo Secondo sviluppano il contributo teorico della parte precedente, attraverso una descrizione dei metodi per la conduzione delle interviste narrative e per l’analisi di queste ultime, avvalendosi di contributi metodologici per lo studio dei testi biografici di Schutze e Strauss.
Alheit e Bergamini sostengono che narrare la propria storia, significa ri-viverla, facendo emergere aspetti particolari e seguendo regole diverse dal riferire o dal discutere.
La narrazione di una storia, per esempio, può essere raccolta con un’intervista narrativa, in cui si lascia la libertà di scelta dei temi al narratore stesso. A questa persona è permesso di parlare liberamente della propria esperienza, organizzando la storia in una narrazione. Rivivere la propria storia richiede tempo e fiducia tra le due parti interessate ( intervistato e ascoltatore), pertanto il narratore deve essere molto chiaro e preciso nel suo racconto, sforzandosi di descrivere accuratamente i particolari ( per esempio scena e tempi in cui si sono svolti i fatti), se vuole che l’intervistatore comprenda e riesca ad immaginarsi gli attori e le controparti. Compito dell’intervistatore è ascoltare e mostrare un vivido interesse per ciò che il suo interlocutore sta raccontando, dopodiché, alla fine dell’intervista, dovrà trascrivere su una scheda, oltre ai dati anagrafici dell’intervistato, l’intervista. Completata la scrittura del racconto, il ricercatore potrà iniziare l’analisi del contenuto del testo, con commenti sul soggetto e sul contesto descritto, con l’individuazione delle parole chiave, di aree tematiche, di passi significativi, che potranno essere sviluppati ulteriormente per eventuali approfondimenti di ricerca.
La metodologia per le storie di vita cambia a seconda dell’obiettivo e della disponibilità del materiale su cui lavorare: per raccogliere storie di vita è possibile avvalersi della tecnica dell’intervista narrativa; per raccogliere scritti biografici è necessario utilizzare modalità diverse da quelle dell’intervista.
Per approfondire la metodologia usata per le storie di vita nella seconda parte del volume gli Autori hanno proposto tre esempi di analisi di racconti, affinché il lettore possa comprenderne le differenze. Il primo riporta un’analisi in profondità (analisi della parte d’intervista narrativa di una giovane donna, che racconta la sua infanzia); il secondo caso è un ritratto di identità, di una donna italiana emigrata in Germania; il terzo riporta sia un’analisi qualitativa sia quantitativa su materiale biografico di studenti di corsi serali per adulti.
La lettura di questi tre casi ha permesso al lettore di comprendere l’importanza e il significato delle storie di vita nei soggetti, che nel raccontarsi si riscoprono e comprendono eventi che in qualche modo hanno condizionato la loro esistenza e certi passaggi della loro vita.
La narrazione delle storie attiva un processo di conoscenza che permette alle persone di ridisegnare sempre nuovi contorni della propria vita nei contesti in cui devono viverla; compito di colui che raccoglie i racconti è quello di stimolare i soggetti alla riflessione sul proprio passato e sugli eventi che lo hanno caratterizzato e che hanno prodotto situazioni formative/trasformative del proprio sé.
Simona Serra
Dottoranda di ricerca in “Qualità della formazione” – XX ciclo – Dipartimento di Scienze dell’Educazione Firenze