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Ricerca della relazione e ricerca dell’unitarietà sono le due espressioni chiave che attraversano il lungo percorso di riflessione che si snoda in questo volume di Paolo Orefice. È possibile parlare di “lungo” percorso in senso cronologico, ma anche in senso spaziale: il testo prende avvio alla volontà di rileggere e ripercorrere criticamente trenta anni di lavoro sul campo, di studio e ricerca che hanno visto nella ricerca azione partecipativa un punto di riferimento fondamentale, da utilizzare, da esplorare, da sottoporre a costante verifica. Un lavoro che attraverso il tempo si è articolato in uno spazio dato da territori, ma anche da contesti educativi profondamente diversi: dalle comunità locali del Sud dell’Italia alle scuole della Toscana, dall’Europa all’America Latina.
È questo il primo di due volumi che trovano propri negli spazi la loro differenziazione: il primo raccoglie e presenta esperienze italiane, mentre il secondo, di prossima pubblicazione, rimanda a lavori e ricerche realizzate in ambito internazionale.
All’interno di un dibattito pedagogico che considera come il punto di partenza e di arrivo di una riflessione sul senso dell'educazione oggi, non possa che muovere dallo studio di come avviene e si sviluppa nel soggetto la sua formazione, l’Autore presenta la RAP come metodologia del conoscere umano: in una duplice valenza, per la coerenza che dimostra di possedere rispetto al procedere naturale dell’apprendimento e per la possibilità che offre di porre in relazione saperi e conoscenze a diversi livelli e in differenti contesti.
Nello scenario di una società nella quale i saperi e la competenza si presentano come forze potentissime di inclusione o esclusione, di sviluppo o di gestione globalizzante delle risorse umane, appare determinante soffermarsi sul “come” l’educazione possa sostenere la creazione di saperi e lo sviluppo di competenze. La complessità dei contesti, la ricchezza dei possibili contenuti, la specificità e il limite dei saperi disciplinari trovano un senso e possono essere interpretati in funzione di una formazione che mantenga al centro il soggetto e in questo unico punto di riferiemnto, unisca e non separi. La formazione viene così intesa come ampia e complessa dimensione apprenditiva è la dimensione in cui vengono ad iscriversi i processi formativi per la società di oggi e di domani: è, infatti, quella del lifelong learning, apprendimento continuo che si realizza non solo e non tanto nell’ambito dei tradizionali contesti formativi, ma soprattutto nel corso delle esperienze personali così come delle pratiche professionali, tanto sul piano individuale quanto sul piano collettivo. Un apprendimento che ha bisogno di affermare la sua dimensione di unitarietà e che per fare questo non può che fondarsi sulla relazione. Relazione tra saperi, integrazione tra contesti: “non si tratta … di una relazione coatta, ma della ricerca continua e affascinante dei legami che tengono unita e interdipendente la realtà … la ricerca delle connessioni che mentangono legate le parti del soggetto, ma anche i soggetti tra di loro e con i mondi della società e della natura, dalla scala locale alla scala planetaria”.
È rilevante il contributo che in questo senso il volume offre: l’attenzione alla dimensione metodologica si avvale e si sostanzia di considerazioni teoriche così come da istanze operative. Il percorso teorico consente di cogliere come oggi la pedagogia stia assumendo sempre di più il valore di scienza complessa, che pone al centro il processo formativo, alimentato dal potenziale umano di conoscenza nella duplice dimensione del sentire e del pensare, ed attorno ad esso costruisce l'architettura composita ed aperta della sua teoria e delle sue pratiche. Infatti sulla base della teoria del potenziale conoscitivo, all’interno del quale si integrano la componente bio-psichica e socio-culturale del conoscere, è possibile costruire la teoria di una formazione nel contempo locale e planetaria, in grado di porsi in una sorta di metalivello all'interno della Società globale della conoscenza, recuperando il valore imprescindibile del locale, proprio perché recuperato nella valenza che assume per lo sviluppo del processo formativo. Una teoria che si rileva coerente con la prospettiva del lifelong learning, perché richiede il superamento di sistemi formativi chiusi e separati con sistemi aperti e flessibili basati sul lavoro di rete delle strutture, dei servizi e degli operatori; che cerca di riflettersi nelle pratiche di apprendimento e costruzione di conoscenza attraverso metodologie indagative e partecipative in grado di mettere in relazione esperienze e conoscenze diverse, mettere potenzialmente in relazione diversi patrimoni conoscitivi.
Così la riflessione muove dalla messa a fuoco della qualità del conoscere e dello sviluppo creativo del potenziale umano ed esplicita il funzionamento del processo formativo umano nei termini di un procedere che si avvale della dimensione indagativa, partecipativa e operazionale del conoscere e che solo attraverso la piena valorizzazione di questi strumenti cognitivi, può condurre nella direzione di una reale autorealizzazione personale e collettiva.
In questa prospettiva è considerata la metodologia delle ricerca azione partecipativa, orientata non solo alla produzione di conoscenza in merito ad un dato fenomeno, ma anche e soprattutto alla trasformazione in atto nel procedere stesso della costruzione della conoscenza.
Ne emerge un metodologia di indagine che consente di procedere parallelamente all’esplorazione del problema e al cambiamento, ma anche alla individuazione del cambiamento che l’analisi del problema induce, in termini di apprendimento. Sulla base del paradigma euristico del protocollo operativo aperto riconducibile a "pianificare, agire, osservare, riflettere, valutare, ripianificare, agire, osservare, riflettere, valutare", il duplice obiettivo della ricerca azione partecipativa si traduce cosi nella trasformazione della realtà empirica in cui si realizza, ma anche nella produzione di conoscenze riguardanti tali trasformazioni.
La RAP è di fatto una metodologia che implica un approccio olistico, o sistemico, alla complessità del processo educativo, che rimanda alla complessità del reale e che richiama quindi un’idea di “sapere” non acquisito solo attraverso un procedere razionale, ma attraverso ogni altra forma esplorativa della realtà, coinvolgendo e valorizzando forme di apprendimento percettivo, emotivo, fantastico. Essa mette in gioco un processo di ricerca che chiama in causa la ricognizione, destrutturazione e ristrutturazione di specifiche strutture di conoscenza intese come prodotti comuni, condivisi, partecipati, nuovi ed inaccessibili da approcci diversi, frutto di una co-costruzione euristica contestualmente situata attraverso il confronto tra le diverse logiche di riferimento dei partecipanti. La ricerca azione partecipativa si configura, dunque, come una metodologia esplorativa, che contiene istanze formative ed emancipative, consente di esplorare in profondità determinate realtà culturali, sociali, realizzando esperienze di formazione e di trasformazione a diversi livelli determinando ed attivando nuovi processi apprenditivi.
In questo senso il volume consente di considerare la RAP in termini di metodologia del conoscere umano: una prospettiva che richiede di essere valutata in considerazione delle opportunità che può dare per un contributo agli orientamenti su un’idea di sviluppo del capitale umano che trovi le sue ragioni e le sue capacità di affermazione all'interno della risorsa umana stessa, ma nel contempo assolutamente collegata al rapporto con “l’altro”.
Se nella dimensione della globalizzazione, rischia di affermarsi sempre di più una letturastrumentaledell’educazione, occorre assegnare una rinnovata centralità alla dimensione del soggetto nell’apprendimento e di conseguenza ri-considerare la molteplicità dei luoghi in cui esso si può realizzare, ma soprattutto porre attenzione alle metodologie che possono consentire di realizzare l’apprendimento stesso. Porre al centro l’uomo, nella sua espressione di individuo, ma anche di comunità, e la dimensione dell’apprendere come condizione naturale, impone un diversa impostazione del problema: l’attenzione all’apprendimento può assumere un nuovo significato che va oltre il valore strumentale del conoscere e assegna alla conoscenza un formidabile valore propulsivo non solo dal punto di vista culturale, ma anche sul piano dello sviluppo sociale, sostenibile ed inclusivo, e sicuramente anche sul piano dello sviluppo economico.
Ripercorrendo la propria esperienza di studioso, ma anche ricostruendo la nascita della RAP come metodologia che si afferma nel secondo Novecento a livello internazionale, l’Autore offre dunque molteplici spunti di riflessione e di suggestioni operative per quanti a vario titolo si configurano sempre di più, nella scuola e sul territorio, come operatori culturali per la costruzione di saperi.