RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2 / N.5 - 30 giugno 2006 - EDA E (IM)MOBILITA'
 

INDICE

 

 

 

 

ARTICOLI

Buone prassi di EDA nelle biblioteche pubbliche italiane

Marta Brunelli

Il 19 maggio si è tenuto a Roma il convegno nazionale sull’educazione permanente dal titolo emblematico “Se non sai non sei”, organizzato dal Sindacato Pensionati della Cgil, e dall’associazione Auser RisorsAnziani. L’obiettivo era quello di portare l’attenzione sulle enormi opportunità formative offerte dal variegato panorama nazionale e soprattutto associativo (dai circoli di studio agli interventi nelle case di riposo, dalle biblioteche alle iniziative di integrazione interculturale). Parlare di biblioteche in un incontro del genere è stato stimolante – proprio per l’importanza strategica che ha l’Educazione degli Adulti oggi in Italia: è stato importante provare a delineare un quadro generale delle attività di Eda che oggi vengono portate avanti in molte biblioteche italiane proprio per ricordare agli agenti dell’Eda che le biblioteche possono lavorare con e per l’educazione permanente, proponendo al pubblico un nuovo concetto di servizio e di opportunità di apprendimento.
E’ pur vero che ancora oggi la biblioteca è percepita, dal senso comune, come una struttura lontana, quasi “scollata” dalla vita reale: l’indagine internazionale Perceptions of Libaries and Information Resouces condotta nel 2005 dalla rete di cooperazione bibliotecaria internazionale OCLC, ha dimostrato che la biblioteca è un “marchio”, un brand internazionale poiché ovunque viene percepita allo stesso modo: associata cioè alla lettura e al prestito di libri e all’informazione (Pors, 2006). Ma gli stessi intervistati, che usano la rete, la posta elettronica e i motori di ricerca, ignorano che nelle biblioteche esistono risorse elettroniche, servizi digitali e programmi di ricerca più raffinata; le biblioteche servono solo a prestare libri e a leggere in sede ma le giovani generazioni non li considerano luoghi dove recuperare informazione di interesse rilevante. La percezione è positiva come servizio per la comunità, ma non lo si considera un servizio all’avanguardia.
Il mio punto di partenza invece è l’analisi della biblioteca non solo come centro di risorse informative, ma come struttura privilegiata per l’erogazione dell’educazione permanente, proprio perché onnipresente nel corso della vita dell’individuo, dall’infanzia all’età adulta (attraverso le sue tante declinazioni di biblioteca scolastica, pubblica, universitaria, etc). E’ del resto importante diffondere una nuova immagine della biblioteca proprio per aiutare i cittadini ad imparare ad utilizzarla come sede per l’apprendimento di competenze e strumenti che sono realmente utili alla vita quotidiana, al mondo del lavoro, insomma all’esercizio di una cittadinanza attiva. Vediamo come.
Alla base di quello che nella letteratura anglosassone viene definito il library learning (o “apprendere in biblioteca”) c’è sia la dimensione apprenditiva che quella educativa. Per riassumere, in biblioteca c’è l’utente, il lettore autonomo, che tradizionalmente apprende in biblioteca mosso da bisogni di studio e di ricerca, di lettura autonoma, di svago. C’è ancora l’utente che impara da solo, per esperienza diretta o per osservazione, infine per scoperta, una serie di competenze e di abilità. Ma esiste anche una dimensione educativa, in cui cioè l’utente entra in relazione (una relazione educativa in senso stretto) con altri soggetti che divengono veri e propri educatori, cioè capaci di trasferire a lui nuovi saperi: dal bibliotecario che gli insegna ad usare la biblioteca e i suoi servizi sempre più tecnologici; fino ad altri educatori, specializzati o semplici pari esperti (tutors), che lo affiancano nello sviluppo delle sue capacità (di lettura e di scrittura, linguistiche, informatiche, etc) o per rispondere ai suoi bisogni di crescita culturale (per colmare lacune, recuperare percorsi interrotti o gratificarsi a livello personale), come anche ai suoi bisogni di incontro, di socializzazione, di scoperta dell’altro e di conoscenza reciproca – all’interno  di queste nostre comunità che vanno sempre più velocemente trasformandosi. Ma vediamo alcuni esempi concreti.
La didattica della biblioteca
Con questa espressione si indica una pratica assai diffusa nelle biblioteche pubbliche:  visite guidate, in genere riservate a scolaresche, in cui il bibliotecario introduce i giovani neo-utenti alla biblioteca e ai suoi strumenti. Esemplari alcune esperienze italiane, come ad esempio quella di Maria Stella Rasetti presso le biblioteche toscane di Empoli e Castelfiorentino. Tuttavia, come la stessa Rasetti ricorda (Rasetti 2004: 106-110) più difficilmente queste visite vengono pensate e organizzate per l’interazione con un pubblico adulto: nelle biblioteche pubbliche italiane la user education, l’educazione dell’utente non è ancora molto diffusa, come ancora ci ricorda Poggiali (2005: 13): “Se scarse sono ancora le collaborazioni strutturate [con altre istituzioni educative del lifelong learning: ndr] attivate dalle biblioteche, rari sono i corsi diretti agli adulti che facciano perno sull’educazione all’uso della biblioteca per l’autoformazione.
In realtà le cose stanno cambiando. Mirate agli utenti adulti, e mirate all’acquisizione delle competenze necessarie all’uso della biblioteca tecnologica odierna, fonte di informazioni e di risorse di ogni genere, sono le attività di educazione degli utenti all’uso delle tecnologie nella biblioteca. La biblioteca moderna è una biblioteca ibrida, cioè non più solo un insieme organizzato di libri, ma anche di banche dati, libri elettronici e risorse digitali; i cataloghi stessi e molti servizi, automatizzati, sono accessibili attraverso Internet: di conseguenza le biblioteche hanno iniziato ad offrire agli utenti assistenza proprio nell’uso di queste tecnologie. Se il laboratorio avviato nella biblioteca di Bagno a Ripoli è stata una tra le prime esperienze del genere, oggi queste si stanno sempre più diffondendo, soprattutto nelle biblioteche più moderne e all’avanguardia, si veda ad esempio l’offerta di corsi agli utenti nella nuova Biblioteca Sala Borsa di Bologna.
Alfabetizzazione informatica di base
In biblioteca sono possibili anche azioni finalizzate alla lotta all’esclusione digitale (digital divide) che colpisce soprattutto le coiddette “fasce deboli” come anziani, disabili, immigrati. Il famoso progetto di Cologno Monzese “Nessuno Escluso” si è sviluppato nel tempo con positive ricadute sull’intera comunità: i primi tutor, ossia gli anziani formati nel 1999, oggi assistono gratuitamente tutti coloro che ne fanno richiesta e il servizio ha riscosso un gradimento tale da determinare vere e proprie liste d’attesa. Accanto a questa ed a molte altre iniziative, va segnalata l’esperienza della Biblioteca Lazzerini di Prato con i suoi circoli di studio per l’alfabetizzazione informatica riservati alla comunità araba. Interessante esempio dell’uso, in biblioteca, dello strumento del Circolo di studio nell’educazione degli adulti e per l’integrazione all’interno della società multiculturale.
Il sapere della biblioteca come sapere professionalizzante.
In Italia esistono iniziative consolidate in cui le biblioteche del territorio si integrano con le strutture carcerarie (nei servizi, nella condivisione di know how, etc). Ma i bibliotecari si occupano anche della formazione di detenuti-bibliotecari. A Roma, dove l’Istituzione Biblioteche di Roma collabora con il carcere di Rebibbia fin dal 1990, una nuova convenzione nel 1998 ha rafforzato la collaborazione con questo e con altri istituti di pena della capitale. In particolare, la formazione dei detenuti bibliotecari è al centro del progetto “Ricomincio dai libri” e, oggi, del nuovo progetto “Dai Libri al Lavoro”. Evidenti e immaginabili le tante ricadute positive per i detenuti, sia per la possibilità di accedere ad un’opportunità professionale (con permessi, borse lavoro interne ed esterne al carcere, ma anche con attestati valutati ai fini del percorso trattamentale), sia per il coinvolgimento in un’attività “normale” finalizzata alla riabilitazione e alla crescita personale. La biblioteca insomma, è non più solo luogo della pedagogia della lettura, ma anche luogo della pedagogia sociale – con ed attraverso l’Eda.
L’alfabetizzazione linguistica in biblioteca per l’inclusione.
Un progetto particolarmente importante (L’italiano che mi serve)è stato avviato a Roma fin dal 2002 grazie alla collaborazione dell’Istituzione Biblioteche di Roma con i locali CTP, IRRE Lazio, Centro Documentazione Educazione degli Adulti. In particolare le biblioteche ospitano gli esperti che incontrano i corsisti per discutere su quattro importanti ambiti tematici e linguistici: famiglia, lavoro, salute, scuola. Fondamentale è il presupposto infatti che fornire competenze linguistiche funzionali significa aiutare gli immigrati adulti e non solo (gli italiani infatti costituiscono il 15%, degli iscritti) a meglio affrontare i bisogni della vita quotidiana. Insomma, in biblioteca si acquisiscono competenze e abilità per la vita.
La biblioteca come laboratorio di lettura.
In Italia esiste dal 2000 il progetto nazionale NPL – Nati per leggere, finalizzato alla promozione della lettura ad alta voce ai bambini da 0 a 6 anni da parte dei genitori. Che un progetto simile sia collegato all’Eda lo dimostra la semplice considerazione che dietre un adulto che legge ad alta voce ad un bambino, c’è un… adulto che sa leggere. Parte integrante dei percorsi più riusciti, nati sulla scia di NPL, è costituita infatti proprio dalla formazione alle competenze di lettura degli adulti coinvolti (genitori, nonni, insegnanti, etc.). Proprio come è accaduto, ad esempio, nel progetto Leggere fa bene della biblioteca del quartiere Isolotto di Firenze: qui sono stati avviati circoli di studio per gli adulti per la formazione proprio sulle tecniche e competenze di lettura. Ė interessante vedere come gli anziani coinvolti abbiano poi dato vita al gruppo dei Nonni Leggendari (i Nonni Favolosi nella Biblioteca di Sesto Fiorentino) che fanno lettura ad alta voce nelle asl, ludoteche, scuole, centri anziani, asili nido etc. Con il conseguente miglioramento delle competenze di lettura, linguistiche e cognitive per sé e per gli altri.
La memoria per la (ri)costruzione del capitale sociale.
In questa breve rassegna (e comunque incompleta, solo indicativa del panorama italiano) va segnalata un’ultima iniziativa, caso assai interessante sia per l’interazione tra biblioteche, associazioni, scuole e territorio, ma anche per l’applicazione di strumenti propri dell’Eda, come l’approccio autobiografico. L’Associazione Spazio Tempo per la Solidarietà e l’Istituzione Biblioteche di Roma hanno avviato il progetto Il paesaggio umano e la memoria. L’obiettivo è raccogliere fonti, ma soprattutto ricordi, che documentino la trasformazione del paesaggio dei quartieri di Roma. Il metodo autobiografico è collegato alla raccolta e alla ricostruzione della storia del paesaggio come memoria comune in cui la comunità possa riconoscersi. Il valore aggiunto è rappresentato sì dalla ricostruzione del senso di comunità, ma anche dal fatto che proprio la biblioteca rappresenta la sede, la struttura, l’opportunità per giovani, adulti e anziani, per la formazione alla scrittura, la riflessione autobiografica, infine il dialogo intergenerazionale.

E’ ora più facile comprendere quanti saperi compongono quello che nel mondo anglosassone viene definito il library-learning, l’apprendimento in biblioteca: la library literacy (saper usare la biblioteca); la information literacy (saper cercare, selezionare, recuperare l’informazione pertinente anche nel nuovo contesto tecnologico); infine la computer literacy (necessariamente compresa nelle precedenti, a sua volta comprendente altre sotto-alfabetizzazioni, la digital literacy, l’Internet literacy, la media literacy  etc.). E oggi in biblioteca entra con forza anche il lifelong learning così come esso viene definito nella Comunicazione della Commissione Europea del 2001 (CE, 2001: 10): ““qualsiasi attività di apprendimento avviata in qualsiasi momento della vita, volta a migliorare le conoscenze, le capacità e le competenze in una prospettiva personale, civica, sociale e/o occupazionale”.
Si delinea insomma per la biblioteca “ibrida” del XXI secolo un nuovo ruolo educativo, particolarmente nell’ambito dell’EDA. Nella knowledge society la biblioteca, e il bibliotecario, diventano facilitatori della conoscenza (Drotner 2005), e ciò è possibile solo attraverso la diffusione e lo sviluppo di competenze e abilità che passano attraverso la lettura, la scrittura, il linguaggio, i tanti alfabetismi che abbiamo visto, e che sono l’unica difesa contro i nuovi rischi di esclusione. Ma si afferma anche l’importanza della biblioteca come luogo per la costruzione di un nuovo capitale sociale: in grado di rinsaldare legami “interni” in allentamento (tra famiglie, gruppi) e il gettare nuovi ponti tra lingue, stili di vita, culture, persino tra culture di generazioni diverse. La biblioteca appare dunque luogo di snodo interculturale nel senso più lato del termine.
Insieme ai tanti interventi presentati a Roma il 19 maggio, la riflessione  sul nuovo ruolo educativo della biblioteca, ha contribuito a delineare un’amplissima offerta di opportunità nel campo della formazione permanente. Al di là della peculiarità dei singoli contributi, dato comune a tutti è stata la condivisione dell’esigenza di un coordinamento delle iniziative di tutti i promotori di Eda: coordinamento e integrazione sistemica dell’offerta, questo è stato il leit-motiv della giornata, tanto più vibrante nel monito del prof. Saverio Avveduto – presidente dellUNLA, Unione Nazionale per la Lotta contro l’Analfabetismo (http://www.unla.it). Monito, se si pensa ai vari dati dell’Isfol, dell’Istat, del Ministero dell’istruzione che ci ricordano i rischi sempre più imminenti e tangibili dell’analfabetismo di ritorno e dell’esclusione dal mondo del lavoro e dalla partecipazione sociale, che dimostrano di colpire sempre più individui e gruppi sociali. E se al bisogno di coordinamento ed integrazione dell’offerta potrà contribuire una politica forte attraverso una legge quadro nazionale per l’Eda, sollecitata con forza da tutti i rappresentati di Spi Cgil, Auser, Cgil e FLC, altrettanto importante sarà il ruolo degli enti locali. Come ha infatti ricordato Anna D’Arcangelo dell’Isfol, organizzare i soggetti produttori, coordinare l’offerta in un sistema locale e mirarla sui bisogni, ma soprattutto informare il pubblico delle opportunità esistenti, sarà l’obiettivo comune a cui saranno chiamati a lavorare tutti i protagonisti dell’Eda, enti pubblici, associazioni, individui. A livello locale, come a livello centrale, la sfida è aperta. E la biblioteca-LLL, quella vera e propria Lifelong Lifewide Library, che ci accompagna cioè lungo tutto il corso della vita, che troviamo diffusa capillarmente sul territorio fin nei più piccoli comuni, che ci assiste con i suoi servizi innovativi e infine ci offre infinite occasioni di autoformazione e di crescita personale, è interessata direttamente da questa sfida. Sta ai professionisti del mondo dell’educazione, ai bibliotecari, al firmamento dell’associazionismo, a tutti noi insomma, trovare il modo per incontrarsi e collaborare sempre più strettamente, così da dare vita ad altre e sempre nuove opportunità di formazione per tutti.

Bibliografia
Tutti i riferimenti on line sono stati controllati il 30 maggio 2006

Associazione Culturale Pediatri, Associazione Italiana Biblioteche, Centro per la salute del bambino, Nati per leggere., http://www.natiperleggere.it/

Associazione Spazio Tempo per la Solidarietà,  Il paesaggio umano e la memoria, in  http://www.lua.it/cont/ass/astps/astps.html (sito della LUA – Libera Università dell’Autobiografia: http://www.lua.it)

CE (2001). Realizzare uno spazio europeo dell’apprendimento permanente. Comunicazione della Commissione. Bruxelles 22.11.2001

De Grossi  F., La convenzione biblioteche-carceri di Roma, in Arcuri L., De Grossi F., Scutellà G. (a cura di),  Liberi di leggere (2002); Il diritto di leggere. Le biblioteche comunali romane in carcere, Roma, Sinnos editrice, 2001.  I testi sono disponibili anche on line in http://www.ristretti.it/areestudio/cultura/biblioteche/, a cura del Centro di Documentazione “Due Palazzi”  della Casa di reclusione di Padova (http://www.ristretti.it/index.htm)

Drotner K.., Library innovation for the knowledge society,  Scandinavian Public Library Quarterly, vol. 38,  n. 2, 2005 http://www.splq.info/issues/vol38_2/07.htm

Fortunato I., Cacco B. (a cura di), L’italiano che mi serve: conoscere e vivere la lingua italiana, Roma, Anicia, 2004

Giavoni C., Nessuno escluso?, in  Biblioteche oggi , n. 1, gen-feb 2000, pp.44-52

Natale  M.T., L'italiano che mi serve, in AIB Notizie, 17,  n. 6, 2005, p. 2

OCLC (Online Computer Library Center), Perceptions of Libaries and Information Resouces. A Report to the OCLC Membership,  Dublin, Ohio (USA), 2005 ( http://www.oclc.org/reports/2005perceptions.htm )

Poggiali I., Biblioteche ed apprendimento continuo degli adulti in Italia, in  Input ,  a. 11, n. 89/90, mar.-apr. 2005, pp. 13-15.

Pors N.O., Branding, books and libraries in Scandinavian Public Libraries Quarterly , vol. 39, n. 1,  2006 (http://www.splq.info/issues/vol39_1/06.htm )

Rasetti M.S.,  La biblioteca trasparente. L’istruzione all’utenza come strategia organizzativa,  Pisa, Edizioni ETS, 2004

 

Il sito dell’Associazione Spazio Tempo per la Solidarietà: http://www.lua.it/cont/ass/astps/astps.html è ospitato all’interno del sito della LUA – Libera Università dell’Autobiografia http://www.lua.it.

 

 

 

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