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L’apprendimento sembra divenuta la chiave di volta attraverso la quale, ancora più che attraverso i dati economici, può essere valutato il grado di sviluppo di una nazione: mentre infatti i dati economici riescono, a fatica, a restituire, al massimo, un’istantanea (che come indica il termine scelto) ha una validità di rappresentazione estremamente limitato, gli investimenti, le risorse e l’importanza che viene assegnata all’apprendimento consente una proiezione. In poche parole l’apprendimento si configura, in quella che ormai, da ogni parte, viene denominata “società della conoscenza”, come una sorta di cartina di tornasole dello sviluppo di una nazione negli anni successivi.
Paola Nicoletti si misura con il difficile tema dell’apprendimento per tutto l’arco della vita, il tema non poteva non stare a cuore ad una rivista come questa.
Il volume di Paola Nicoletti è un volume denso, che stimola una serie di questioni e di riflessioni.
L’autrice dedica il primo capitolo alle difficoltà che si incontrano allorquando si voglia condividere una definizione di apprendimento, evidenziando la diversa centratura assunta dai sistemi di istruzione e formazione allorquando l’attenzione si è spostata dall’insegnamento all’apprendimento (con la maggiore attenzione al singolo soggetto che apprende veicolata da questo cambiamento). Passando in una veloce rassegna le teorie di riferimento e le varie impostazioni rispetto al termine ormai persino abusato di “apprendimento” l’autrice giunge ad individuare alcune costanti: la presenza di una sequenza di operazioni necessarie o alternative (osservazione, memorizzazione, rappresentazione etc…), la funzione di guida e sostegno rivestite dalla motivazione e dalla metacognizione, l’innesto sull’esperienza del soggetto e la relativa riorganizzazione che ne provoca.
Nel secondo capitolo la riflessione si concentra invece sulle peculiarità dell’apprendimento in età adulta facendo riferimento soprattutto alla nota teoria andragogica di Malcolm Knowles e a quella di David Kolb; il terzo capitolo affronta invece i bisogni emergenti e le possibili risposte, nello stesso dominio, appuntando la riflessione in direzione, soprattutto, della necessità di integrazione tra i sistemi (sistema scolastico, sistema universitario, sistema della formazione professionale, sistema lavoro) che il nostro paese evidenzia ancora come fortemente scollegati. Ricordando i passaggi normativi ed i documenti fondamentali la Nicoletti evidenzia anche come alcuni provvedimenti siano sì stati emanati ma non abbiano poi conosciuto una reale attuazione. Viene poi reso evidente il fondamentale contributo delle associazioni del terzo settore all’educazione degli adulti e vengono esaminate le relative funzioni ed attività, seppur per macroaree ed attraverso le strutture più rilevanti a livello nazionale.
La seconda parte dello stesso capitolo presenta i risultati di una ricerca Isfol sull’offerta di formazione permanente in Italia (ricerca esaustivamente presentata in altro volume a cura della stessa Nicoletti) evidenziando il forte ruolo dei CTP e del settore scolastico in genere, ma anche delle associazioni di volontariato sociale, delle Università Popolari e delle associazioni ricreativo-culturali. Molto interessante la parte dedicata, in questa porzione del volume, alle attività prevalenti che sono, nella stragrande maggioranza dei casi attività di tipo educativo formativo, seguite dalle attività di carattere culturale.
Il quarto capitolo problematizza l’attuabilità di un “apprendimento per tutto il corso della vita” ripartendo dai fondamenti disegnati, a livello comunitario, nel Libro Bianco “Insegnare e apprendere verso la società conoscitiva” (Lussemburgo, 1996) ed al noto “Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente” (del 2000). In questa disamina, nella quale vengono evidenziate anche problematicità e contraddizioni, emergono tre punti chiave, che si traducono in obiettivi, sottolineati dall’autrice: la dotazione delle competenze chiave per tutti i cittadini; la creazione di ambienti di apprendimento aperti, attraenti, accessibili; la necessità di dare la precedenza ai gruppi svantaggiati.
I capitoli successivi analizzano problematiche particolari sviluppando alcuni dei punti emersi nella prima parte del volume: la necessità della dotazione universale delle competenze di base, premessa e pre-condizione necessaria alla strutturazione di un vero sistema di formazione permanente; la partecipazione di giovani ed adulti a tutte le occasioni di apprendimento, che rileva una significativa arretratezza italiana rispetto alla media europea ed alla media OCSE, in quasi tutti gli indicatori; la questione cruciale del finanziamento della formazione che non deve essere letta come si trattasse di spesa corrente bensì come investimento; infine l’ultimo capitolo, l’ottavo, è dedicato al contributo che l’apprendimento permanente può dare all’innovazione.
Il volume dunque si presta ad una duplice lettura: mentre costituisce una disamina informata sullo stato dell’arte dell’apprendimento longlife, esso costituisce anche un originale approccio nel quale vengono rubricati i problemi principali che si pongono, come sfide, per i tempi che ci stanno dinanzi. Il libro di Paola Nicoletti diviene dunque un interessante ed informato contributo alla riflessione scientifica, ma anche un’ottima occasione per avviare un dibattito tra riflessione teorica e metodologia e strutture che quotidianamente operano in questo settore. In questo senso la Rivista LLL non può che plaudire all’uscita di questo libro ed invitare ad un’attiva lettura dello stesso.
Federico Batini