RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO 2 / N.4 - 30 gennaio 2006 - Politiche per l'educazione degli adulti: proposte
 

INDICE

 

 

 

 

MONOGRAFICO

RISPOSTE EDAFORUM

Viviana Colapietro

1. Nel campo del lifelong learning esiste una specificità dell’Educazione degli Adulti?

 

      Se con il termine lifelong learning  s’intende esprimere un concetto di apprendimento che dura per l’intero arco della vita, di apprendimento continuo e permanente e, se con esso s’intende esprimere, in ultima analisi, un più ampio concetto di educazione permanente, vediamo quale possa essere un tracciato più pertinentemente relativo all’Educazione degli Adulti.

     Si tratta, in realtà, di sottolineare la peculiarità di quella dialettica di confronto tra la sfera fenomenica e quella fenomenologica; tra società della conoscenza e società della comprensione.

    L’Educazione degli Adulti, rispetto ad una specificità che le compete si colloca, come dimensione prassica dell’espressione/interpretazione/riflessione e anche come contenuto significante al di là del linguaggio della conoscenza/apprendimento/competenza, che impegna tutto il vissuto del soggetto come percezione dalle infinite possibilità di significazione, di cui ciascuno è portatore.

    Concludendo, nella più ampia cornice di un lifelong learning, l’Educazione degli Adulti può collocarsi come risorsa qualitativa in grado di ri-posizionare l’oggetto o gli oggetti della conoscenza, nell’azione umana, nella praxis dialettica di un continuo rinvio tra significato e significante, in contesti situazionali differenziati (globali, nazionali, regionali, locali, ecc…).

 

 

2. Quali le emergenze sociali e culturali alle quali l’Educazione degli Adulti deve rispondere?

 

    L’Educazione degli Adulti per rispondere alle emergenze socio-culturali poste dalla società nel suo complesso, dovrà caratterizzarsi come anello di congiunzione tra contesti istituzionali e intenzionalità programmatiche, in cui la formazione e la gestione della risorsa-uomo, nella sua più completa accezione, viva situazioni di sofferenza. Emergenze che s’individuano nel disagio espresso dai soggetti sino alla complessità delle dinamiche connesse ai processi formativi e orientativi in età adulta.

    La doppia anima presente negli obiettivi di una progettualità di educazione e formazione in età adulta, da un lato legata alla produttività e efficienza del mercato del lavoro e dall’altro alla costruzione di una coscienza e consapevolezza critiche e riflessive, rivela tutta la complessità di una condizione esistenziale e di un ruolo sociale, quello dell’adulto, che cerca di svincolarsi dai paradigmi spazio-temporali della stabilità, a lungo culturalmente, attribuitogli.

   Pertanto, le emergenze alle quali dare risposta convergeranno su tre direttive principali:

  1. seguire una linea di integrazione tra bisogni e settori;
  2. analizzare le aspettative dell’educazione degli adulti, tra soggetti e contesti in relazione;
  3. porre l’innovazione come obiettivo problematico collegato con l’occupabilità, (aumentandone le qualificazioni), la marginalità  e  l’esclusione sociale.

3. Quali sono gli obiettivi che l’EdA deve perseguire? Come questi obiettivi possono integrarsi con quelli definiti a Lisbona?

 

   Gli obiettivi che l’EdA può indicare vanno nella direzione della promozione di iniziative volte alla costruzione di sistemi integrati e di scambi di esperienze formative rivolte a specifiche figure professionali dei settori pubblico, privato e d’impresa.

   Obiettivo è dare risposta alla domanda formativa espressa dal territorio a sostegno dello sviluppo dell’educazione continua e di ogni altra forma di attività, atta ad aumentare le occasioni di apprendimento cognitivo, di crescita culturale, di inclusione sociale e di condizioni di occupabilità anche per i soggetti deboli. Tutto ciò finalizzato alla diffusione di un alfabeto emotivo, di cui oggi, l’adulto pare avere tanto bisogno (ved., ad esempio, rapporti generazionali di tipo parentale; rapporti di potere nell’ambito lavorativo, mobbing; nuove alienazioni e disagi determinate dai processi di velocizzazione che l’attuale società comporta, supportata dall’avanzare delle nuove tecnologie dell’informazione; assenza o quasi di alfabeti emotivi da poter esprimere; ecc…).

    Investimento in risorse umane, dunque, perché l’economia della conoscenza non ricada nell’errore di un funzionalismo che punti soltanto su un accumulo di competenze e abilità, che tenda, indubbiamente, al miglioramento e affinamento delle stesse, ma soprattutto alla promozione dell’autorealizzazione,  partendo dai bisogni dei soggetti, sì da determinare lo sviluppo della partecipazione sociale, attraverso una sensibilizzazione politica di cittadinanza attiva.

 

 

 

4. Attraverso quali politiche perseguire questi obiettivi?Attraverso quali strumenti normativi, articolazioni organizzative, risorse professionali e materiali?

 

Le politiche che, a nostro avviso, possano contribuire e aprire nuovi spazi rispetto agli obiettivi che l’EdA deve perseguire, vanno nella direzione dello sviluppo di alcune coordinate legate alle politiche di una territorialità allargata, che sappia giocare il proprio ruolo nel breve, medio e lungo periodo con la prospettiva di arricchire quei contenuti, quelle azioni, quelle tecniche e metodologie, che ogni sperimentazione consente come funzionale ad un intervento sul campo.

    All’EdA spetta un ruolo strategico rispetto a obiettivi e percorsi formativi finalizzati ad una più partecipata cittadinanza: coordinamento e finalizzazione, quindi, rispetto all’EdA nel suo complesso, dei tre piani politici normativi di riferimento, partendo dalle indicazioni già esistenti regionali, nazionali, europee.

    C’è da evitare la frantumazione delle iniziative, effetto controproducente di una politica per così dire innovativa centrata sulla distribuzione a pioggia dei fondi disponibili e non sulla selezione delle stesse, in funzione della qualità del risultato finale da valutare entro un quadro di scelte prioritarie e di obiettivi prestabiliti.

 

5. Quali le possibili proposte operative?

 

    Anche se abusata la proposta che emerge dalle precedenti riflessioni è quella di una progettualità integrata che proceda dalla fase di ricognizione dell’esistente ad una raccolta e organizzazione all’azione/realizzazione.

    Si tratta in sintesi di avviare un tavolo di pilotaggio allargato con regie diverse che possa consentire, come strategia per l’EdA, la pubblicizzazione non solo della domanda quanto soprattutto dell’offerta.

    Una possibile proposta, a nostro avviso,  è quella di garantire Osservatori Permanenti per l’EdA diffusi sul territorio che, al tempo stesso, pur rispettando la specificità che ne motiva la loro costituzione, siano aperti ad un continuo confronto e scambio di esperienze e di ricerca in ambiti regionale, nazionale ed europeo.

 

Viviana Colapietro ( Università degli Studi di Lecce)

 

 

 

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