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Vale la pena dedicare una giornata per andare a Tolè e scoprire l’“arte diffusa” in questa frazione collinare di Vergato, un comune non lontano da Marzabotto, a 35 km da Bologna. Tolè è un borgo di 400 abitanti sull’Appennino, a 700 m. sul livello del mare, ricco di verde e di acque con le case in gran parte di pietra arcigna, fra le quali si aprono spazi animati da sonore fontane. Nel corso della visita si scopre quasi ad ogni angolo l’opera di un artista che interpreta, per lo più, con mano felice e in maniera originale, lo “spirito del luogo”, presso una fontana, un lavatoio, un giardino, un’antica bottega artigiana. In particolare, opere di pittura appaiono sui muri delle case, sopra le porte o le finestre degli edifici; le fontane sono animate da sculture o di pietra arenaria del posto, di terracotta o di marmo. I temi intorno ai quali si sono impegnati gli artisti, riguardano il motivo “Tolè paese delle acque” (le fontane, il lavatoio), l’alternarsi delle stagioni nel paesaggio della montagna, le tradizioni dei mestieri (la levatrice, il calzolaio, il postino, il falegname, i lavori dei campi).
L’aspetto più interessante, è scoprire la vita del paese e il modo in cui cittadini e associazioni sostengono le iniziative nel campo dell’arte.
Nel 1998 riprendendo un’idea del pittore Rolando Gandolfi, fu costituita l’associazione Fontechiara che iniziò a ricercare fondi e ad organizzare la creazione e l’allestimento delle opere artistiche. “Portare arte a Tolè - si legge sul sito dell’associazione www.fontechiara.it - significa valorizzare tutto il paese, renderlo più accogliente per chi vi abita. Significa creare nuovi stimoli e nuove iniziative per scoprire le parti più caratteristiche del borgo, salvaguardarle, ritrovare i legami col passato, evitare eventuali brutture edilizie, dare uno scopo in più per passeggiare e incontrarsi. Portare arte per le strade significa rendere l’arte stessa accessibile a tutti fuori dai salotti e dai “mercati”, non contare sul suo valore commerciale, ma sul suo valore spirituale: il dialogo con l’uomo, la natura, l’acqua. Significa creare nella gente una mentalità nuova che porta a cercare il bello.”
Nei primi anni d’attività sono state realizzate cinquanta opere fra pitture e sculture, hanno lavorato quindici autori e sono stati curati gli spazi intorno alle fontane, per renderli spazi d’incontro. I risultati estetici sono, senza dubbio, notevoli, di livello almeno analogo a quello che presentano rassegne d’arte affermate.
Il punto di forza del lavoro svolto fino ad ora è da attribuire principalmente al volontariato in campo artistico, progettuale, organizzativo e manuale. I volontari dell’Auser locale, in particolare, curano i lavori d’allestimento e la manutenzione dei luoghi. Le opere artistiche sono state realizzate, ogni anno, nel corso dei mesi di luglio e d’agosto. Alla fine di questo periodo, tutto il paese festeggia le nuove opere con una manifestazione di due giorni, denominata ARTolè, ripresa dai maggiori mezzi di comunicazione.
L’iniziativa continua a raccogliere l’impegno e l’entusiasmo degli abitanti e delle associazioni, tanto che si pensa a programmi sempre più impegnativi per il futuro. Si registra una larga partecipazione per la definizione dei progetti, che prevedono di continuare a valorizzare l’acqua sorgiva “pura, preziosa e casta” delle dodici fontane esistenti e di crearne una nuova “dove, utilizzando il riciclo dell’acqua, questa possa essere maggiormente esaltata per l’abbondanza, il rumore ed il gioco.” Si avverte poi come limitata la dimensione del paese: “l’idea è quella di valorizzare parti del paese antico come punto d’inizio di un percorso artistico e culturale che si snodi fra i sentieri e i boschi dei comuni di Vergato e Castel d’Aiano, “dando un senso compiuto, concreto del legame fra l’uomo e la natura. L’arte diviene quindi elemento d’esaltazione, di congiunzione, visibile, il collante estetico e godibile che sottolinea questo rapporto.” (Auser informa, Bologna e Provincia)
L’esperienza che si sta svolgendo a Tolè merita dunque di essere conosciuta ed approfondita. Mostra il felice incontro fra l’affermazione dell’identità locale, l’arte dei nostri giorni, la partecipazione dei cittadini e delle associazioni alla fase progettuale insieme con gli artisti, della cura e della salvaguardia delle opere. Per riprendere l’espressione già diffusa dei “giardini d’arte”, si può affermare che nel nostro caso si sta sviluppando un progetto per un paese d’arte, con i tratti di un vero e proprio processo educativo che vede coinvolta un’intera comunità.
Quest’esperienza può essere definita, nell’ambito dell’arte dei nostri giorni, come “arte ambientale”. “In Italia l’origine di questa terminologia, che può essere accostata al termine inglese environment art, si lega ad un’esperienza toscana d’alta qualità, gli Art Spaces della Collezione Giuliano Gori di Santomato (Pistoia), che agli inizi degli anni Novanta, dopo dieci anni dalla loro origine, ebbero un ampio catalogo edito da Allemandi (Torino). Questo libro prese il titolo di Arte ambientale, termine che è entrato nell’uso attuale delle definizioni di una corrente d’arte contemporanea” (Gloria Bernardi, Arte Ambientale Arte Ambientata). A Santomato le opere sono realizzate in un ambiente naturale, situate in relazione al preesistente parco romantico storico o in rapporto alla campagna toscana. “Gli artisti si recano in situ, lo studiano ne riflettono con chi vi abita e può dare loro tutte le informazioni necessarie (storiche, paesaggistiche, climatiche, luministiche, tecniche, riguardo ai materiali di produzione locale, ecc.). Realizzano dunque un progetto esclusivamente per quel luogo.” L’arte ambientale “si percorre spesso per comprenderla e genera impressioni diverse ad esempio secondo l’inclinazione della luce”, è posta come in uno “spazio dinamico che offre sempre nuove sorprese e abiti in continua modificazione.”
Un progetto educativo rivolto a questo trema, è stato sviluppato dall’IRRE Toscana con la collaborazione dello SMAC (Sistema metropolitano arte contemporanea di Firenze, Prato e Pistoia). Il progetto, illustrato sul sito dell’IRRE Toscana, “si rivolge agli insegnanti e a quanti sentono interesse e curiosità verso questa emergente forma d’arte”, ancora sconosciuta per i più. Sono interessanti le considerazioni della coordinatrice del progetto Franca Gattini: “ L’insegnamento artistico deve rivestire, in ogni grado e ordine di scuola, un ruolo sempre più centrale e qualificante. Ad esso non va assegnata solo una finalità di “educazione estetica” (alla fruizione), bensì anche di formazione di una coscienza percettiva (che sappia cogliere le modalità diverse del nostro “vedere”) e di potenziamento della fantasia e dell’immaginazione. … Non c’è formazione (dell’uomo) senza un cammino (intimo, personale) con l’esperienza estetica, di cui la scuola deve essere ben consapevole e imparare a gestire con spirito sperimentale sì, ma anche con un ricco supporto di lavoro teorico.”
Credo che questa riflessione meriti di essere ripresa e approfondita anche per quanto riguarda l’educazione degli adulti e che questo tipo di analisi presenti un particolare fascino quando l’attenzione si rivolge ad un contesto “educante” come quello di Tolè, nel quale il protagonista non è il collezionista o il rappresentante di un ente, ma l’intera comunità. Una curiosità legata poi a questa ricerca, riguarda la domanda - alla quale non sappiamo rispondere - se l’esperienza di Tolè è la prima in Italia ad aprire come un nuovo percorso, quello dei paesi d’arte.