MONOGRAFICO
Da diritto all'istruzione a diritto al lifelong learning. Una riflessione
Giovanna Del Gobbo
La qualità dell'apprendimento, intesa come "cuore dell'educazione" è anche una raccomandazione presente in "The Education For All - Global Monitoring Report", dove si legge "Althogh the right of education has been reaffermed on many occasion since the Universal Declaration of Human Rights was proclaimed in 1948, many international instruments are silent about the qualitative dimensione of learning. ... The World declaration on Education for All (1990) and the Dakar Framework for Action (2000) ... recognize quality as prime condition for achieving Education for All. The Dakar Framework affirms that quality is at the heart of education". Nel documento viene anche offerta una definizione del concetto di qualità: "Two principles characterize most attempts to define quality in education: the first identifies learners' cognitive development as the major explicit objective of all education system. Accordingly, the success with wich system achieve this is one indicator of their quality. The second emphasizes education's role in promoting values and attitudes of responsible citizenship and in nurturing creative and emotional development. The achievement of these objectives is more difficult to assess and compare across countries" .
Questa seconda componente che dovrebbe contraddistinguere una educazione di qualità, appare particolarmente interessante. Oltre ad affermare la necessità di un'educazione che sia in grado di promuovere una cittadinanza responsabile, collega di fatto questa idea di cittadinanza alla esigenza di alimentare uno sviluppo della componente emozionale e creativa del soggetto . Sostenere le due dimensioni del potenziale conoscitivo dell'uomo, la conoscenza del pensare e la conoscenza del sentire non deve essere una scelta, ma un impegno che può consentire di recuperare il potenziale conoscitivo di ciascun soggetto, nella sua interezza. Nella logica della società della conoscenza, l'educazione dei giovani e quella degli adulti esprimono momenti diversi di un unico ed insostituibile processo formativo della vita umana teso alla costruzione personale di conoscenze di qualità nei diversi ambiti dell'esperienza , una costruzione da intendere in termini di espressione della liberazione del potenziale conoscitivo di ciascun soggetto.
L'attenzione al potenziale conoscitivo umano e ai processi formativi come strumento di gestione e di autogestione dei processi conoscitivi a beneficio degli stessi che li producono, deve essere sicuramente alla base di qualunque iniziativa volta a favorire l'alfabetizzazione e la costruzione di saperi nei Paesi dove ancora troppo alta è la percentuale di quanti sono esclusi dalla conoscenza, o meglio da una conoscenza che consenta l'affermazione e la gestione della propria identità culturale e politica.
L'approccio ai saperi umani permette di collocare pienamente la dimensione formativa tra i diritti umani fondamentali, in quanto riappropriazione del bene più prezioso dell'esistenza: la possibilità di conoscere.
L'articolo 26 della Dichiarazione dei Diritti precisa come "Ogni individuo ha diritto all'istruzione" e aggiunge "L'istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali". Questa affermazione che pone l'accento sul pieno sviluppo della persona umana, rischia di rimanere una pura e semplice dichiarazione se non viene problematizzata e contestualizzata nei nuovi scenari globali. I diritti e le libertà secondo questo articolo oltre ad essere riconosciuti devono essere rispettati: ma il rispetto non può essere il solo compito dell'istruzione. Il passaggio da un diritto all'istruzione ad un diritto all'apprendimento è segnato proprio dallo sviluppo di capacità e poteri che mettano l'essere umano in condizione sia di esercitare che di difendere diritti e libertà attraverso un'educazione che deve necessariamente passare anche attraverso la pratica della partecipazione, sociale e culturale . Ma per fare questo il soggetto deve essere messo in condizioni di apprendere.
Di fatto nonostante risulti che più dell'80% dei bambini dei Paesi in via di sviluppo è iscritto alla scuola primaria, circa 115 milioni di bambini non la frequentano, bambini che non completano il ciclo di istruzione primaria e vi sono percentuali di iscrizione terribilmente basse nell'Africa Sub-sahariana (57%) e in Asia Meridionale (84%). Un adulto su sei nel mondo è analfabeta e restano profondi divari dovuti al genere: tre quinti dei 115 milioni di bambini che non frequentano la scuola sono femmine e due terzi degli 876 milioni di adulti analfabeti sono donne.
Nel settembre 2000 i leader di 189 Paesi hanno sottoscritto la Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, impegnandosi a incrementare gli sforzi globali per ridurre la povertà, migliorare la sanità e promuovere la pace, i diritti umani e la sostenibilità ambientale. Dalla Dichiarazione sono scaturiti otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio che sono traguardi specifici e misurabili, e includono l'iscrizione alla scuola primaria di tutti i ragazzi e le ragazze entro il 2015. Questo richiede scelte politiche e soprattutto investimenti da parte dei governi. Ma siamo di fronte ad un paradosso: di solito i Paesi sono in grado di affrontare spese maggiori per l'istruzione quando le loro economie sono in crescita, i Paesi più poveri, però, devono spendere di più per l'istruzione per sottrarsi alle loro trappole della povertà e spesso non dispongono di sufficienti risorse da destinare a tali investimenti basilari.
Nei rapporti sullo sviluppo umano curati dall'UNDP viene sottolineato come l'istruzione sia una sorta di elemento di avvio di un processo circolare: l'istruzione contribuisce al miglioramento della situazione sanitaria, e un'istruzione e una sanità migliori a loro volta fanno aumentare la produttività, che porta alla crescita economica che genera risorse con le quali sono resi possibili miglioramenti di sanità e di istruzione della popolazione. Altro elemento considerato fondamentale è l'istruzione delle donne: l'uguaglianza di genere assume un ruolo centrale in queste sinergie, in quanto le donne sono agenti di sviluppo e la loro istruzione contribuisce alla salute e all'istruzione delle generazioni successive più di quella degli uomini. Inoltre in età adulta, le ragazze che hanno ricevuto un'istruzione hanno figli più sani e in numero minore, accelerando così la transizione a tassi di fertilità inferiori. Le donne meglio istruite e più sane contribuiscono inoltre all'aumento della produttività, adottando, ad esempio, innovazioni nel campo dell'agricoltura, e contribuendo alla conseguente crescita dei redditi famigliari. Donne che spesso lavorano fuori casa, percependo redditi indipendenti e accrescendo la propria autonomia, e che possono diventare promotrici di azioni collettive per rivendicare più diritti, all'istruzione, all'assistenza sanitaria, a pari opportunità di lavoro, aumentando le sinergie positive.
Si tratta sicuramente di circoli virtuosi, reali, ma complessi da realizzare e forse ancora più difficilmente attuabili se l'istruzione non si collega, non si innesta, non si rapporta con saperi culturali e sociali locali. Non può essere esercitato un reale diritto all'apprendimento permanente del soggetto e della comunità locale se non si parte dalla domanda di sviluppo umano, dai molteplici e diversificati bisogni di conoscenza. Bisogni a cui è necessario dare risposte attraverso una progettualità stessa della comunità, che non si chiude in se stessa, ma entra in rete con altre società e culture e partecipa alla costruzione dei saperi condivisi e solidali a beneficio della comunità globale.
In un periodo in cui l'idea di uno "scontro globale di culture", che si sta diffondendo nel mondo in maniera decisa e preoccupante, rischia di risuonare molto di più di un'idea di diversità come ricchezza, acquisisce un'importanza sempre maggiore trovare soluzioni a problemi relativi al modo migliore di gestire ed attenuare i conflitti riguardanti la lingua, la religione, la cultura e l'etnicità. Se il mondo ha intenzione di raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e di arrivare, alla fine, a sradicare la povertà, deve innanzitutto affrontare, con esiti positivi, la sfida relativa al modo in cui si possono creare società inclusive e differenziate dal punto di vista culturale. Soprattutto per i Paesi in via di sviluppo, vincere questa sfida non solo rappresenta un requisito indispensabile per potersi concentrare adeguatamente su altre priorità della crescita economica, della sanità e dell'istruzione per tutti i cittadini, ma di fatto, concedere una piena espressione culturale alle persone rappresenta un importante fine dello sviluppo di per sé.
Dare espressione ai saperi collettivi, alle conoscenze e compente locali, attraverso le lingue locali, metterle in rete con altri, è un obiettivo della Open Knowledge Network (OKN). Si tratta di un network sviluppato dalla United Nations Information and Communication Technologies Task Force e ha la finalità di favorire processi di empowerment di comunità. Attraverso soluzioni tecnologiche flessibili consente di raccogliere, condividere e diffondere conoscenze locali: attraverso la costituzione di gruppi locali le comunità locali possono esprimere e comunicare conoscenze e prendere decisioni che interessano la vita della comunità stessa.
Attualmente sono coinvolte comunità dell'Africa, dell'Asia Meridionale e dell'America Latina. È forse una modalità e uno strumento che potrebbe essere utile implementare e approfondire . Un modo per mettere a disposizione le tecnologie e consentirne un utilizzo non finalizzato ad esportare conoscenze e saperi occidentali, ma ad esprimere e valorizzare saperi locali, saperi d'uso legati alla dimensione informale e non formale dell'apprendimento, saperi collettivi e individuali che possono il cui riconoscimento comporta anche il riconoscimento di un diritto all'apprendimento fondato sulle reali conoscenze e competenze dei soggetti.