RIVISTA INTERNAZIONALE di EDAFORUM
ANNO I / N. 2 - 1 giugno 2005 - EDA e DIRITTI
 

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Centralità del soggetto: diritto di cittadinanza

Aureliana Alberici

Diviene necessario promuovere le condizioni per l'esercizio effettivo della cittadinanza attiva. Lo sviluppo di un sistema integrato per il lifelong learning si presenta come condizione del diritto degli individui a formarsi, nel senso della possibilità di acquisire quei livelli di conoscenza, di competenza, di abilità che mettono donne e uomini in condizione di essere cittadini della società in cui vivono. La democrazia, infatti, presuppone che il maggior numero possibile di individui non siano pregiudizialmente "esclusi" in ragione del possedere o meno gli 'alfabeti' di cittadinanza. Si è di fronte ad un cambiamento d'ottica sostanziale dell'Eda nella prospettiva del lifelong learning , in quanto si va oltre il riconoscimento del valore emancipatorio del sapere, da sempre orizzonte dell'educazione degli adulti stessa, per assumerne il valore di risorsa umana in sé.

Ne deriva, di conseguenza, la necessità di quello che si può definire l'approccio globale dell'educazione degli adulti. Globale rispetto alla dimensione olistica dei soggetti adulti e globale rispetto ai saperi e alle conoscenze che acquistano valore solo in relazione alla loro possibilità di essere significative per il singolo e il suo contesto. Appare evidente come una strategia di politiche formative che si fondi sui due concetti di olistico e di globale sopraindicata possa trovare le sue vie solo nella prospettiva dell'integrazione e delle sinergie sistemiche tra le diverse dimensioni e i diversi protagonisti dei processi stessi.

Ciò implica un nuovo modo di concepire il rapporto fra cittadini, stato e mercato. Nell'ottica adottata precedentemente, le priorità, le strategie per gli accessi, l'equità nell'utilizzo delle risorse non possono essere in alcun modo delegate alla pura logica del mercato, e contemporaneamente si presenta la necessità di un cambiamento radicale dei modelli e delle filosofie sottese alle politiche istituzionali. Si tratta infatti della necessità di una nuova assunzione di responsabilità dei governi e dei poteri pubblici che devono creare le condizioni soggettive e istituzionali che consentano agli individui di orientarsi, di scegliere i propri percorsi, di sviluppare le competenze necessarie nei diversi contesti e ruoli, per sviluppare un pensiero responsabile e proattivo.

L'orizzonte teorico e pratico dell'educazione degli adulti si sta profondamente trasformando in relazione alle caratteristiche dei suoi potenziali partecipanti e comunque degli attori sociali, individui, gruppi, organizzazioni, e alla natura della domanda di formazione.

E' indubbio che tale modificazione si manifesta principalmente nella trasformazione della dimensione temporale-quantitativa - la dimensione della durata - cioè della permanenza nei percorsi di formazione e nella dislocazione - la dimensione della pervasività -, in una molteplicità di sedi, di situazioni, fino a ieri impensabili, delle opportunità di apprendimento. In merito alla dimensione della durata, essa fa indubbiamente riferimento alle ragioni teoriche e fattuali fondate sull'assunto secondo il quale i percorsi di istruzione e di formazione si presentano sempre più come "durata" nel tempo, non più circoscrivibile a fasi e situazioni specialistiche della vita. Infatti i partecipanti alle attività di educazione degli adulti avranno tempi di permanenza nei sistemi di istruzione progressivamente dilatati e una pluralità di tempi e di forme nelle transizioni tra la formazione e il lavoro. Ciò che si intende sottolineare è che i tempi di permanenza nei diversi luoghi e sedi della formazione avranno una progressiva dilatazione quantitativa e un'incidenza qualitativa sulla possibilità di continuare ad apprendere che comporta l'adozione di un approccio sistemico nella formazione, cioè un approccio attraverso cui si possano costruire le sinergie "di sistema" necessarie.

 

D'altra parte il concetto di apprendimento permanente non esprime più soltanto una dimensione di continuum temporale, quanto piuttosto significa che ogni aspetto o situazione o esperienza della vita può offrire le opportunità o la necessità di imparare. Tale definizione enfatizza l'aspetto di pervasività della conoscenza, dei saperi e delle competenze nel lavoro, nell'economia e nella stessa distribuzione/concentrazione mondiale del potere e della ricchezza, cioè in tutte le dimensioni della vita associata e individuale.

Questa dimensione influenza le caratteristiche degli ambienti di apprendimento dal punto di vista della strutturazione generale del processo e da quello delle risorse personali che interessano le fasi del processo stesso.

Qui vengono ad assumere nuova significazione sia la categoria concettuale della pluralità delle vie dell'apprendere, sia quella della multiformità delle dimensioni (formali, non formali, informali) dell'apprendimento stesso.

La realtà fattuale della vita e del lavoro ha imposto un ripensamento dell'insieme delle politiche formative che ha mobilitato la maggioranza dei paesi in tutte le aree del mondo.

Ripensamento che si misura con la necessità di profondi cambiamenti sia sul piano teorico che su quello operativo del pianeta formazione, nella prospettiva della realizzazione di quello che è stato definito uno spazio europeo dell'apprendimento permanente.

Con ciò intendo esplicitare la mia convinzione che la dimensione del lifelong learning, descrive ed implica una dimensione strategica della formazione e non semplicemente un aspetto temporale, organizzativo o istituzionale della stessa.

Ciò significa rendere possibili strategie formative volte a superare l'emergenza e insieme capaci di aiutare gli individui e le società a proiettarsi nel futuro.

Su questo terreno, anche nel persistere di una situazione di sofferenza di questo ambito culturale e politico nel nostro paese, si è comunque già mostrato un possibile protagonismo di soggetti pubblici e privati, associazioni professionali, di volontariato, Enti Locali, Comunità, associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali. Protagonismo che ha evidenziato la necessità di pensare in termini di partenariato, di integrazione di risorse economiche e umane e di sviluppo dei diversi luoghi o sedi in cui si possa realizzare l'apprendimento individuale e/o collettivo.

Ma proprio in questa ottica, appare sempre più evidente che, non ci potrà essere né ruolo né prospettiva del modello lifelong learning, di formazione e sviluppo delle competenze se i sistemi di istruzione cosiddetti 'formali' non opereranno nella prospettiva del continuum , del processo - corso di vita -carriere, in una dimensione sinergico-progettuale.

Ciò premesso si presenta a tale fine la necessità di individuare nuovi modelli istituzionali, organizzativi, gestionali che sappiano creare le condizioni per ottimizzare le risorse umane e finanziarie in funzione della qualità, efficacia ed efficienza della formazione.

Da più parti si sono individuati concetti significativi e congruenti allo scopo di ridisegnare i sistemi formativi nella nuova prospettiva dell'apprendimento permanente. Si tratta di concetti quali, integrazione, sinergia, territorialità, flessibilità, negoziazione, qualità, valutazione, che sono stati progressivamente messi a fuoco e sperimentati quali criteri su cui rimodellare in una dimensione sistemica o a rete, il pianeta formazione, sia rispetto alla domanda sociale di formazione, sia rispetto alla dimensione individuale dei percorsi formativi, sia rispetto alle esigenze del mercato del lavoro e dell'occupazione.

Tali parametri attengono a molteplici aspetti quali:

•  integrazione e sinergia dei sistemi e dell'offerta formativa per e sul lavoro (sistemi scolastici, o formali: scuola, istruzione superiore, terziaria, universitaria e post-universitaria, sistemi della formazione professionale, della formazione continua, formazione superiore integrata, agenzie e sevizi per l'impiego);

•  integrazione e sinergia tra diversi soggetti, partenariato (istituzioni, soggetti sociali, economici, associativi, ecc.);

•  integrazione e sinergia tra i diversi percorsi formativi che caratterizzano sempre più le biografie individuali tra scuola, lavoro, formazione pratica, esperienze professionali, transizioni di vita e di lavoro, (sostegno formativo alle "transizioni", modularità, orientamento, bilancio delle competenze);

•  integrazione e sinergia tra curricula formativi istituzionali, formazione professionale, competenze acquisite e sviluppate in contesti di lavoro, (certificazione delle competenze, crediti formativi);

•  integrazione delle risorse umane e finanziarie.

•  integrazione e sinergia tra le competenze professionali impegnate nella formazione a cominciare dalle diverse tipologie dei nuovi professionisti dell'ambito educativo formativo (formatori, progettisti, tutor, docenti, ecc.).

La prospettiva del lifelong learning può agire con funzione dirompente e radicalmente innovativa su queste aree di intervento operativo e di ricerca che sono state definite anche a livello comunitario prioritarie, dal riorientamento dei sistemi scolastici e formativi allo sviluppo delle possibilità di apprendimento per la popolazione adulta in funzione della qualità complessiva dei sistemi socio-politici.

In questo ambito si colloca la dimensione di 'sistema' o 'a rete', come carattere strutturale del paradigma della formazione come processo lifelong , anche per ridisegnare i sistemi scolastici (istruzione di base secondaria, terziaria e universitaria) e integrarli con la formazione al e sul lavoro, e con la formazione nei diversi contesti di vita, nella prospettiva di una formazione che possa svilupparsi durante l'intero corso della vita, e con la consapevolezza di un'efficacia differita nel medio e nel lungo termine. Questo deriva dall'assumere un orizzonte della formazione che vada oltre la contingenza, ma anche dagli obiettivi specifici dell'apprendimento che sono propri della dimensione processuale.

La dimensione sinergico-progettuale dei sistemi scolastici e formativi non può infatti che collocarsi all'interno di una strategia, per quanto possa apparire virtuale nella situazione data, orientata verso la predisposizione di condizioni e di strumenti atti a far sì che l'apprendimento durante tutto il corso della vita possa diventare una realtà per tutti.

Ciò significa contrastare concretamente, attraverso le 'buone pratiche', la prospettiva di crescita dei nuovi ' analfabeti' che sono e saranno gli individui i quali non avranno mai la possibilità di essere o comunque di diventare persone capaci di apprendere - lifelong learners - (se lo vogliono, se ne hanno bisogno) in molteplici fasi della loro vita.

Infatti mentre nel passato anche recente i tempi di investimento in istruzione formale per le giovani generazioni, erano adeguati all'obiettivo di farle poi essere attori del cambiamento sociale durante l'età adulta, oggi i tempi dell'innovazione e del cambiamento richiedono una continua rimessa in corsa delle attività di formazione per giovani e adulti, dai tempi della scolarità ed oltre di essi, perché gli individui possano essere agenti del cambiamento e non soccombenti di fronte ad esso.

E ciò costituirebbe titolo di grande merito per l'innovazione della formazione nella dimensione lifelong.

Mi sono soffermata su quelle che ho definito le parole chiave di lifelong learning e dell'educazione degli adulti: soggetto, apprendimento, significato, bisogni e aspettative di formazione, cittadinanza, durata, pervasività, contestualizzazione, sistema, rete, sinergia, poiché ritengo che esse possano essere considerate elementi di un quadro teorico innovativo entro cui costruire un sistema formativo integrato sul territorio, in grado di offrire una risposta alle esigenze e alle aspettative di formazione che sono oggi, per tutti, un passaporto non eludibile rispetto alla possibilità effettiva di cittadinanza attiva.

 

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LLL - Focus on Lifelong Lifewide Learning
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