Fornire alle persone opportunità di riconoscimento delle competenze acquisite in contesti non formali e informali concorre all’attuazione del primo principio del “Pilastro europeo dei diritti sociali”, nel quale si sottolinea il diritto di accedere a percorsi di istruzione e di educazione permanente inclusiva e di qualità (European Pillar of Social Rights, 2017, p. 11). Un'efficace attuazione della Raccomandazione del 2012 sulla convalida dell'apprendimento non formale e informale (2012/C 398/01) può contribuire a rendere questo diritto una realtà.

Il riconoscimento, la validazione e la certificazione delle competenze acquisite dalle persone nelle diverse esperienze di vita, di lavoro e di formazione rappresentano uno strumento essenziale per una progettazione formativa in età adulta realmente mirata ed efficace. Evidenze di ricerca a livello internazionale confermano che incrementare le possibilità di accesso a percorsi formativi di qualità riduce i tempi di inclusione sociale, favorisce l'inserimento nel mondo del lavoro e aumenta la coesione sociale (Fecha, 2015; Silver, 2015; Lodigiani, Sarli, 2017; UNESCO, 2017).  La strategia Europa 2020 ha identificato nel riconoscimento del potenziale di competenze espresso dagli immigrati un fattore chiave per raggiungere l'obiettivo del 75% di tasso di occupazione nell'UE entro il 2020 (Schuster, Desiderio, Urso, 2013).

Pratiche maturate negli ultimi anni, inoltre, confermano la necessità di considerare i sistemi di validazione e di certificazione delle competenze, così come per la formazione, quali autentiche “infrastrutture” capaci di generare sviluppo, valorizzando il capitale umano che un determinato sistema globalmente esprime (Dasso, 2015). 

Il nostro Paese sul piano normativo e istituzionale si sta allineando alle migliori pratiche internazionali. È tuttavia necessario continuare a riflettere sul significato del riconoscimento delle competenze formali, non formali e informali, che sta coinvolgendo il mondo della scuola, del lavoro e del volontariato, nonché la rete dei Centri Provinciali di Istruzione degli Adulti (CPIA), le agenzie di formazione, i sindacati, le parti datoriali, le organizzazioni del Terzo Settore, gli enti territoriali e locali, le Università. 

Nell’ottica dell’apprendimento permanente, la presente call si propone come spazio di confronto fra studiosi, ricercatori ed esperti che si occupano di individuazione, validazione e certificazione delle competenze acquisite in contesti formali, non formali e informali. Con la raccolta di contributi in grado di illustrare l’avanzamento della ricerca e delle sperimentazioni, in corso e concluse, la call intende porsi come spazio di riflessione a sostegno della costruzione di sistemi integrati di riconoscimento, validazione e sviluppo delle competenze che siano anche in grado di rispondere alle sfide di inclusione attuali e future. 

Un’attenzione specifica è dedicata ai percorsi dei Centri di Ricerca, Sperimentazione e Sviluppo a cui il MIUR ha assegnato il compito di elaborare modelli di servizi integrati per la “presa in carico” degli adulti, ai fini dell’esercizio del diritto all’apprendimento permanente, con particolare riferimento alle fasce della popolazione svantaggiata per condizioni economico-socio-culturali.

Il numero 32 della Rivista accoglie contributi che:

  • analisi critiche, empiricamente o teoricamente fondate, dei sistemi di riconoscimento, validazione e certificazione di competenze di base e trasversali, sperimentati nell’ambito dei contesti formali, non formali ed informali;
  • panoramiche e approfondimenti su esperienze e sistemi in una prospettiva comparativa anche di carattere internazionale;
  • potenzialità del processo di riconoscimento e validazione delle competenze come strumento di occupabilità e inclusione,  ponte fra istruzione-formazione-lavoro.
  • potenzialità del processo per la promozione di reti e professionalità per la costruzione di un sistema integrato.

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