La valutazione sembra aver assunto, negli ultimi anni, un ruolo pervasivo. 

La valutazione è una delle operazioni didattiche più difficili e “sensibili” dell’intera architettura dell’istruzione/formazione. Valutare è un’azione complessa che richiede numerose competenze e che solleva, spesso, numerosi dibattiti, confronti, appelli, polemiche. All’interno del percorso scolastico, nell’esperienza o nella memoria di ciascuno, rappresenta, spesso, il nodo attorno al quale i destini formativi si ingarbugliano, si aggrovigliano, si distendono. La valutazione rappresenta anche un terreno di confronto e, a volte, di scontro, tra visioni differenti della scuola e dei sistemi formativi in genere. Si pensi soltanto al dibattito sulla possibilità di valutare le competenze e sulla liceità di utilizzare rilevazioni e votazioni numeriche per esprimere i livelli di apprendimento raggiunti.

La valutazione è diventata, al tempo stesso, centrale per la definizione delle politiche educative e dei quadri strategici di azione. In questo senso le prove nazionali di valutazione degli alunni hanno assunto, in molti paesi europei, la funzione di uno strumento per misurare e monitorare la qualità dell’istruzione, e per intervenire sui sistemi educativi dei vari paesi. L’argomento solleva e ha sollevato dibattiti politici circa la capacità dei test nazionali di farsi strumento per migliorare la qualità dell’istruzione. 

Non si possono inoltre tacere le dimensioni di ambiguità della valutazione. Alcuni la evocano per sostenere l’equità di scelte selettive e di “merito”, altri ne sottolineano l’inevitabile parzialità e dunque l'imprescindibile relatività, derivante per forza di cose da modelli teorici, e, talvolta, nutriti di riferimenti ideologici che non sempre è facile riconoscere.

La valutazione ha assunto importanza anche oltre la dimensione formativa e sono sempre più presenti forme di valutazione del lavoro e della professionalità che incrociano le dimensioni del diritto all’apprendimento (lifelong e lifewide). Si pensi, restando nell’ambito dell’istruzione, alle varie forme di valutazione che riguardano la ricerca universitaria e la correlazione con i fondi ricevuti, si pensi, nello stesso ambito, alle forme di valutazione per ottenere le idoneità all’avanzamento di carriera. Si pensi alle forme di valutazione dell’efficacia e degli effetti di progetti e azioni denominate come “valutazioni di impatto” o “valutazioni di impatto sociale”. 

 

Il numero 31 della Rivista accoglie contributi che:

  • presentino ricerche sulle pratiche valutative nei sistemi di istruzione/formazione;
  • presentino ricerche su innovazioni valutative;
  • presentino esperienze seriamente documentate di forme di valutazione orientate all’incremento degli apprendimenti;
  • contribuiscano al dibattito anche teorico sulla valutazione; 
  • mettano a confronto tipologie di valutazione differenti o diverso utilizzo delle stesse;
  • mettano a confronto pratiche valutative derivanti da altri campi;
  • inquadrino le diverse forme della valutazione nella scuola e nell’Università (degli apprendimenti, dei comportamenti, delle professionalità che vi operino);
  • analizzino altre forme di valutazione come le “valutazioni di impatto sociale” o simili. 

 

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