Scadenza per l’invio dei contributi: 15 ottobre 2017

È ampiamente riconosciuto che i Paesi con i tassi di alfabetizzazione più bassi spesso hanno i più alti livelli di povertà (World Bank Group, UNICEF, 2016). La condizione di povertà è associata ad una serie di fattori diversi e complessi: l'instabilità politica, la corruzione, il genere, le disuguaglianze sociali, la scarsa aspettativa di vita, i livelli di nutrizione inadeguati, l’alta mortalità infantile, la mancanza di partecipazione alla società civile, l’alto tasso di abbandono scolastico (Eurostat, 2016). Sen (2002) ha ampliato il significato di povertà collegandolo alle dinamiche sociali e al tema della giustizia sociale: la povertà è interpretata come mancanza di libertà e di adeguate capacità per partecipare alla vita economica e agire in forma autonoma e indipendente per il proprio benessere. 

Il Rapporto 2015 di Save the Children sulla povertà educativa evidenzia come l'accesso all’istruzione e alla cultura rappresenti un problema per molti bambini anche in Italia. La correlazione con contesti familiari di deprivazione culturale è inevitabile così come la trasmissione intergenerazionale dello svantaggio socio-economico e culturale che ne consegue. Superare condizioni di povertà educativa diventa quindi la sfida a cui guardare per modificare sistemi di disuguaglianza che perpetuano esclusione  e marginalizzazione.

Se l’istruzione è  considerata nei documenti europei (Strategia Europa 2020 e Piattaforma europea contro la povertà e l'esclusione sociale COM(2010) 758)  come la principale leva per ridurre i livelli di povertà e raggiungere  obiettivi di sviluppo sostenibile, l’educazione degli adulti non è invece esplicitamente e significativamente  indicata quale mezzo contributivo. Anche gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2030, concordati a livello internazionale  (General Assembly ONU, 25/9/2015, A/RES/70/1) raramente menzionano l’educazione degli adulti. Un riferimento si incontra in due importanti documenti che hanno messo in evidenza il ruolo dell’educazione degli adulti per la riduzione della povertà: il rapporto NIACE del 2008 su The Impact of Lifelong Learning on Poverty Reduction e il Policy Paper EAEA  del 2010 The Role of Adult Education in Reducing Poverty. 

Oggi, di fronte a nuove e molteplici forme di povertà legata alle congiunture economiche, ai flussi migratori, a nuove configurazioni dell’assetto sociale, i rischi del vivere in situazioni di povertà educativa riguardano  sia i giovani che gli adulti. L'educazione degli adulti non può sicuramente essere affrontato come settore separato rispetto alle altre politiche: finanziarie, economiche, assistenziali, sociali, formative. I dati OCSE del 2012, sul possesso delle competenze funzionali della popolazione, indicano che il 28% della popolazione italiana si colloca ad un livello 1,  e solo il 3% a livello 4 e 5.

L’educazione in tutto il ciclo della vita deve rappresentare uno strumento di prevenzione e di lotta contro le molteplici forme di esclusione ed emarginazione per persone di qualsiasi età. Basti pensare a immigrati, detenuti, ma anche alle aree economicamente fragili del nostro territorio, alle forme di analfabetismo di ritorno, ma anche alla mancata corrispondenza tra formazione e domanda del mondo del lavoro, che rischia di generare indirettamente nuove forme di indigenza.

Occorrono ricerche, ma anche analisi critiche delle politiche. Occorre che i servizi, gli operatori, le risorse sappiano muoversi con chiarezza sul ruolo propulsivo dell'educazione.

Il numero 30 della Rivista accoglie contributi che:

  • contribuiscano alla definizione della categoria di povertà educativa lungo tutto il ciclo di vita
  • presentino ricerche sulle politiche di contrasto alla povertà educativa anche in chiave comparativa;
  • presentino risultati di ricerca sulla correlazione tra educazione degli adulti e riduzione della povertà;
  • affrontino il tema in una pluralità di contesti mettendo in luce professionalità, percorsi, metodologie educative, strumenti, reti e partenariati. 

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