Verso l'apprendimento permanente

Formazione permanente

Da decenni analisi e studi testimoniano l’arretratezza educativa e culturale della  popolazione del nostro Paese denunciando i pericoli che ne derivano su molteplici fronti: ricerca, innovazione, lavoro, vita sociale, democrazia, ambiente, salute, ….., ma  interessi  e miopie hanno circoscritto in ambiti ristretti gli sforzi per evidenziare la problematicità delle nostre strutture e delle nostre modalità educative e la mancanza di un sistema integrato di conoscenze e competenze.

Quindi, l’articolo 4 della Legge 92/2012, la successiva Intesa in sede di Conferenza Unificata del 20 dicembre 2012 e l’Accordo approvato, sempre in sede di Conferenza Unificata, il 10 luglio 2014 sono atti basilari per il nostro Paese perché finalmente riconoscono il diritto dei cittadini all’apprendimento permanente superando la temporalità dell’istruzione e della formazione ed affermando implicitamente l’importanza della conoscenza per il ben-essere di uno Stato e dei suoi cittadini.   

La Legge 92/2012 prevede la costituzione di Tavoli interistituzionali sia per la realizzazione delle Reti territoriali come strutture portanti del sistema, sia per la definizione di  un repertorio nazionale  delle competenze e di procedure per il loro riconoscimento e la loro certificazione, sia per la riforma delle strutture e delle modalità operative dell’orientamento permanente.

Su queste ultime due tematiche sono stati costituiti, dopo l’Intesa del dicembre 2012, dei Gruppi di lavoro interistituzionali che hanno portato all’Accordo tra Governo, Regioni ed Enti locali sul documento recante “Definizione di standard minimi dei servizi e delle competenze professionali degli operatori con riferimento alle funzioni e  ai servizi di orientamento attualmente in essere nei diversi contesti territoriali e nei sistemi dell’istruzione, della formazione e del lavoro”  approvato in sede di Conferenza Unificata nel novembre 2014 ed all’Intesa sullo “Schema di decreto interministeriale concernente la definizione di un quadro operativo per il riconoscimento a livello nazionale delle qualificazioni regionali e delle relative competenze” approvata in sede di Conferenza Unificata nel gennaio 2015, mentre sul primo argomento, visto che il Ministero competente non assumeva la decisione di convocare il tavolo interistituzionale, abbiamo come EdaForum  preso l’iniziativa di coinvolgere direttamente i soggetti istituzionali indicati come protagonisti primari  della riforma,  le Regioni, e, attraverso la Conferenza delle Regioni, abbiamo presentato un documento di messa a fuoco dei problemi operativi da affrontare per la costruzione di un sistema integrato di apprendimento permanente.

Il Coordinamento della IX Commissione della Conferenza - quella competente in materia - ha colto il senso della proposta e quindi si è riusciti (dopo un lavoro di paziente tessitura durato oltre un anno e mezzo) a rielaborare e far condividere un documento, prima dalla pertinente Commissione tecnica,  poi dalla Commissione politica della Conferenza delle Regioni,  e successivamente da tutti i soggetti chiamati in causa dalla Legge  come componenti delle strutture portanti del sistema integrato, cioè dai possibili componenti delle Reti territoriali. Alla stesura definitiva dell’atto hanno infatti partecipato le Parti sociali, sindacali e datoriali, l’Anci, le Università, il Terzo Settore, l’Unioncamere, rappresentanti del MIUR e del MLPS.

Il percorso avviato da EdaForum si è quindi concluso positivamente con l’Accordo recante “Linee strategiche di intervento in ordine ai servizi per l’apprendimento permanente e all’organizzazione delle reti territoriali” approvato in sede di Conferenza Unificata il 10 luglio 2014.

Si tratta di un passaggio importante perché impegna tutte le parti che l’hanno ratificato a promuovere e rendere operanti le Reti territoriali, che la Legge 92/2012 e la successiva Intesa del 20.12.2012, indicano come ossatura del sistema dell’apprendimento permanente.

Difatti la Legge n. 92/2012 individua nelle Reti territoriali la modalità organizzativa attraverso cui si costituisce il sistema integrato dell’apprendimento permanente, indicandone come oggetto fondamentale l’insieme dei servizi relativi agli ambiti di apprendimento formali, non formali e informali, collegati organicamente alle strategie per la crescita economica, per l’accesso al lavoro dei giovani, per la riforma del welfare, per l’invecchiamento attivo, per l’esercizio della cittadinanza attiva, anche da parte degli immigrati.

In questo quadro le priorità delle Reti sono individuate nel sostegno alla costruzione, da parte delle persone, dei propri percorsi di apprendimento formale, non formale ed informale, ivi compresi quelli di lavoro, attraverso l’emersione dei fabbisogni di competenze in correlazione con le necessità dei sistemi produttivi e dei territori di riferimento; con specifica attenzione all’incremento delle competenze linguistiche e digitali, le procedure e gli standard per la certificazione degli apprendimenti comunque acquisiti e la loro validazione come crediti formativi, la fruizione di servizi di orientamento lungo tutto il corso della vita.

Avendo come bussola la declinazione di queste priorità organizzative e di contenuto, stiamo ora lavorando insieme alla Conferenza delle Regioni per costruire nei territori, a partire dalla Toscana, un modello da sperimentare fattivamente. C’è infatti il rischio che le linee strategiche condivise rimangano un documento fondamentale ma teorico, se non riusciamo ad attivare la messa in funzione delle Reti nelle diverse Regioni, sperimentandone la funzionalità e valorizzando l’integrazione di tutti i soggetti che operano nell’ambito dell’apprendimento formale, non formale e informale.

Per questo stiamo sollecitando le diverse Regioni, grazie anche all’impegno della pertinente Commissione della Conferenza delle Regioni, a dare sostanza al citato Accordo programmando un serie di tappe di approfondimento sulle tematiche inerenti la costruzione delle Reti territoriali.

Il Seminario che si è svolto a Roma in sede di Conferenza delle Regioni il 10 febbraio 2015, avente per titolo “prove generali per l’organizzazione delle reti territoriali”, aveva questo scopo.

Il risultato è stato la presa di delibera, nei mesi successivi, di quattro Regioni, nell’ordine Marche, Liguria, Toscana, Campania, che, confermando l’Accordo in C.U. del 10 luglio 2014,  hanno dato il via a tavoli di confronto tra tutti i soggetti previsti come componenti delle Reti territoriali per testarne la costituzione, la funzionalità, la  governance.  

Abbiamo allora avviato con queste quattro Regioni una successione di incontri, che coinvolgono tutti i soggetti che la Legge 92 prevede come componenti delle Reti territoriali, per elaborare insieme un progetto interregionale che possa confermare la modalità “rete” come funzionale alla creazione di un sistema organico ed integrato di apprendimento permanente. In grado, cioè, di:  

a) assicurare la “presa in carico”,

attraverso la lettura e l’interpretazione dei fabbisogni formativi del territorio;

il censimento e la qualificazione delle strutture e dei servizi dei campi istruzione, formazione, educazione, lavoro, creando sinergie tra i sistemi di apprendimento formali, non  formali, informali e fra i diversi soggetti dell’offerta formativa;

la costruzione di profili formativi definiti sulla base delle necessità dei contesti di istruzione, sociali e di lavoro, promuovendo azioni trasversali fra le diverse offerte formative e di servizi, finalizzate in particolare all’accesso al lavoro dei giovani, all’alternanza scuola-lavoro, alla promozione dell’apprendistato, all’inserimento e al reinserimento lavorativo anche attraverso la riqualificazione professionale, all’invecchiamento attivo, all’esercizio della cittadinanza attiva;

in modo da

  1. sostenere la costruzione di percorsi permanenti di apprendimento,
  2. potenziare la fruizione dei servizi di orientamento,
  3. attuare il riconoscimento di crediti e certificazione degli apprendimenti comunque acquisiti;

b) ripensare l’insieme dei servizi,

in modo da

  • innalzare il livello di istruzione e di formazione della popolazione, con particolare riguardo a quella più in difficoltà, attraverso il potenziamento delle attività di apprendimento permanente ed il miglioramento della qualità e dell’efficacia,  
  • favorire l’adozione degli strumenti di trasparenza;
  • valorizzare i saperi locali e le comunità territoriali,

in modo da

  • promuovere accordi di rete con gli enti locali ed altri soggetti pubblici e privati per l’ampliamento dell’offerta formativa formale e non,
  • attivare processi di governance democratica e partecipativa.

Tale progetto, nelle nostre intenzioni, dovrebbe produrre, una volta chiusa la fase sperimentale, la definizione di linee guida da mettere a disposizione della Conferenza delle Regioni e dei Ministeri competenti per la messa a regime a livello nazionale del sistema integrato dell’apprendimento permanente fondato sulle Reti territoriali.

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